Se si parla di Leo
Balerdi, la voce di Luis Lucero cambia. Si riempie di orgoglio, di dolcezza. Per lui, che lo ha visto prima bambino, poi ragazzo e oggi uomo, resta un «Hijo de corazon». Nonostante sia passata una vita dai primi calci al pallone con i Los Porotitos, la piccola scuola calcio di Lucero che ha poi permesso al ragazzo di Villa Mercedes di realizzare l’obiettivo di sempre. Il tempo passa, ma il forte legame con le proprie radici rimane indissolubile.
Qual è la prima immagine che le viene in mente pensando a Balerdi?
"La prima immagine che ho di Leo è quel ragazzino che correva sulle piastrelle, perché il campettino dove aveva iniziato a giocare era piastrellato, un campettino molto modesto, molto semplice, molto piccolo. Era piastrellato e aveva dei piccoli alberi intorno. Quando dei piccoli frutti neri dell’alberello cadevano sul campetto, lui cercava sempre di non farsi male con le piccole spine che avevano (ride, ndr)".
Quando è arrivata la chiamata del Boca è stato un momento importante per tutti...
"È una storia un po' lunga! Era un sabato di gennaio. Di solito, nei campionati giovanili, la cerimonia di premiazione si tiene nel corso dell’anno, a dicembre. Non so per quale motivo, ma nel campionato di Mercedes la consegna dei trofei è stata spostata a gennaio. Ero a casa e stavo preparando il pranzo, squilla il telefono e mando mio figlio a rispondere. Pochi secondi dopo, però, lo sento chiamarmi dall'altra stanza: 'Papà, vogliono parlare con te'. All’epoca c'era Pablo Budna, era il direttore tecnico del Boca Juniors, e ho parlato con lui. 'Devo parlare con la famiglia di Balerdi', più o meno mi ha detto così, avrebbero dovuto presentarsi quello stesso mese di gennaio, al Boca. E in quel momento, all'epoca, eravamo già a più di metà mese, intorno al 20, 21 gennaio. All’inizio non ci credevo molto. Dopo essermi accertato, però, ho incontrato Flavio (il padre di Balerdi, ndr), e gli ho svelato la notizia. Eravamo in una caffetteria, gli ho detto 'Flavio, il Boca Juniors vuole parlare con voi per Leonardo. E avete poco tempo per rispondere!'. La sorpresa era tanta, ma la cosa bella è che ci sarebbe stato ben poco da pensare... perché Balerdi è tifoso del Boca così come tutta la sua famiglia. Pochi giorni dopo sarebbe stato anche il suo compleanno, un gran bel regalo".
Avrebbe mai immaginato potesse arrivare a questo livello?
"Ha sempre giocato come centrocampista libero, fin da piccolo, e si è sempre misurato come fuoriquota, con categorie di due o tre anni più grandi. Era un centrocampista libero, nei campi più grandi giocava con un centrocampo a due. C'è una storia divertente sul suo ruolo, ai tempi del Boca. Avevano deciso di arretrarlo e di renderlo un difensore centrale. Prima mi ha chiamato il padre, poi ho sentito Leo. Nnon voleva assolutamente giocare in quel ruolo. Voleva continuare ad essere un centrocampista! Per lui era difficile accettarlo. Ma gli ho detto 'Leo, ascolta... se te lo dice el Flaco Schiavi (l'allenatore di Balerdi al Boca all'epoca, ndr), significa che qualcosa ha visto! Con la tecnica e il talento che hai, un giorno potresti diventare Juan Simon!'. Poi ovviamente ha dovuto lavorare e migliorare. Col tempo ha migliorato il piede debole... ma era già forte, elegante, difficile da affrontare, un leader tremendamente positivo. Incredibile lo spirito che ha. Come dico sempre, si trasformava completamente appena entrato in campo. Diventa un'altra persona, fuori dal campo è una persona di un'amabilità estrema, un ragazzo allegro. Beh, da bambino era così, un po’ birichino, ma in senso buono! Poi in campo, si trasforma... se non gioca, porta sempre rispetto perché un professionista, ma dentro sta malissimo".
Paulo Dybala come Balerdi le ha inviato un video messaggio per farle gli auguri di compleanno: cosa pensa esclusi loro due degli argentini della Roma? "Chi mi ha sorpreso davvero è Matias Soulé. Un calciatore molto, molto importante. Sta facendo veramente bene, il ragazzo. Invece, l'altro giorno ho visto il golazo che ha fatto Santi Castro con il Genoa! Un gol incredibile. Per Dybala è un peccato non sia stato convocato con la nazionale, ma sono decisioni. Sono momenti. Ma lo vedo molto bene. Un ragazzo che non conoscevo tanto bene è Malen, l'olandese! Gli ho visto fare delle partite... incredibile. Ora mi sento anche un po' tifoso della Roma, ovviamente grazie a Balerdi. Non perdo la speranza di venire in Italia, magari facciamo uno scambio: io la pasta, voi l'asado! (ride, ndr)".
(Il Romanista)