Il folle inizio della nuova Roma. La missione impossibile è allenare

La penna degli Altri
domenica, 14 luglio 2013 alle 12:36
LA REPUBBLICA (G. ROMAGNOLI) - Esistono, va ammesso, alcuni incarichi senza speranza, che tuttavia uomini di buona volontà si assumono votandosi al fallimento, uno dopo l'altro: negoziatore di pace in Medio Oriente,
Al momento si assiste allo straordinario esordio sulla panca giallorossa del signor Garcia: un inizio tragico che sa di comiche finali. Le altre squadre stanno andando in ritiro, la Roma si sta ritirando. Ogni giorno perde un pezzo. In ordine di sparizione sono evaporati: il dirigente Franco Baldini (tornato in Inghilterra per disperazione), il cantore Antonello Venditti (preso a lenzuolate sotto casa), quattro quinti della rosa (accusati di fancazzismo), il giovane e promettente Marquinhos (promesso infatti al Psg), la bellezza della maglia (oscurata da un logo veltroniano), il sogno americano, er progetto, l'illusione, presente al raduno di qualunque vincibilissima armata, che quest'anno possa essere diverso e memorabile.
Invece: pomodori verdi fritti alla partenza del treno, senza aspettare l'inevitabile deragliamento. Lo starter abbassa la pistola e cominci a sparare sugli atleti ai blocchi: De Rossi, che gioca solo in Nazionale, Pjanic, che non s'impegna, Osvaldo, piagnone. Si salvano solo Capitan Totti e il nuovo condottiero, Garcia, per un pugno di ore. Poi Totti indossa perplesso la nuova uniforme e annuncia: "
Con questa, ho chiuso". E Garcia si suicida in pubblico dicendo: "Chi contesta è laziale". Apriti cielo, ce ne fosse ancora uno sopra la Roma. Hanno cancellato pure quello: troppo biancazzurro, troppo lontano, l'infame stava là e non scendeva mai.
E' sceso il francese Garcia, invece. Un Gallo alla conquista di Roma che rischia la fine del pollo. L'uomo appare tosto e determinato, ma la Storia è più potente di ogni singolo ingegno. E racconta che allenare la Roma provoca guai, ammazza futuri, cancella perfino i ricordi belli. Andreazzoli era un apprezzatissimo tattico di Trigoria, ora è il sinonimo di un'onta secolare. Zeman era una leggenda da tramandare ai pià piccini, finchè non l'hanno visto sbriciolarsi sotto i loro occhi. Rudy Voeller era stato una gloria in campo, in panchina durà quattro giornate e se ne andò dopo una sconfitta ridicola a Bologna dicendo: "Ho visto che era impossibile applicare i miei metodi alla squadra". Luis Enrique ha preferito stare fermo un anno piuttosto che continuare a farsi del male.
Mazzarri e Allegri, messi davanti a contratti di lusso, hanno scelto meno soldi, il grigiore di Milano, l'insipienza di Moratti e l'invadenza di Berlusconi.Piuttosto che finire triturati come Del Neri, esiliati come Ranieri, incompresi come Montella.
La missione impossibile è la riuscita parzialmente a Capello (prima di una fuga notturna verso Torino) e a Spalletti che, in salvo a San Pietroburgo, manda a dire a Garcia: "Ha il mio apporto morale e spirituale. A Roma ci sono tiratori scelti
". Totalmente ce la fece soltanto il Maestro Nils Liedholm, capace di freddezza e disincanto e soprattutto pervaso da un senso di superiorità così esibito da non essere percepito.
Gli altri: un cedimento, un'indecisione e sono morti. Che cosa li uccide? Il clima, l'ambiente, le radio, la curva, la stampa, il cuore della città, la città senza cuore. Tutte verità e tutte alibi.
La città eterna, che pigra osserva la lancetta dei millenni, rovescia furiosamente la clessidra davanti alla squadra che ne porta il nome. Può aspettare irridente nei secoli l'apposizione di un ciottolo o la riforma di un codicillo, ma alla prima sconfitta in Romania in aereo alza la voce e chiede che il condottiero sia fucilato alla frontiera. E tutta la curva fa pollice verso. Ce ne vuole subito un altro, per fargli fare la stessa fine. Non appena la Roma annuncia un allenatore nuovo, scatta lo stesso meccanismo: delegittimazione come prova di forza.
Alla rivelazione del nome parte la caccia al soprannome. Hai voglia a spiegare che Garcia ha l'accento sull'ultima "A", resta il sergente panzone che si fa fregare da Zorro. Se il mister viene da fuori se ne deridono la provenienza e l'accento. Ma perfino se arriva da Testaccio si fa ironia sugli stessi argomenti. Prendersela, reagire, significa soccombere. Uno contro una città: partita segnata.
Quel che Roma cerca, nel calcio come in ogni altro campo, è il padre forte, quello che l'offesa je rimbalza, sa convincere prima di vincere, mette in riga i figli e le curve. Uno che sia più duro della pietra millenaria e più figlio di buona donna di santi e ladri protetti dalla regina dei cieli. Che questo papa straniero sia Rudi Garcia sarebbe bello, ma già quasi impossibile.

APPENA ARRIVATO

Ritiro Roma Cherubini, Malen, Soulé, Mannini

Ritiro Roma, la seduta d’allenamento odierna: dal torello alle partitine (VIDEO)

ago 05, 20:08

Prosegue il lavoro della Roma nel ritiro in Galles. I giallorossi hanno svolto una nuova seduta d’allenamento tra esercizi di stretching, torelli, partitelle a campo ridotto e scatti, continuando la p...

angelino

Calciomercato Roma, Angelino e Kumbulla salutano: doppia cessione in Spagna

ago 05, 19:54

La Roma definisce due operazioni in uscita. Secondo quanto riportato dal giornalista Filippo Biafora, Angelino ha superato le visite mediche con il Deportivo La Coruña e si trasferirà in prestito con...

nusa

Calciomercato Roma, dopo Molina si accelera sugli esterni: ecco i prossimi obiettivi

ago 05, 19:25

Con l’arrivo di Nahuel Molina ormai definito, la Roma è pronta a concentrare tutti gli sforzi sul reparto offensivo. Come riferito da Alfredo Pedullà, il club giallorosso ha deciso di affondare sul te...

Pisilli

Pisilli sceglie i suoi centrocampisti preferiti: da De Rossi a Gerrard, ecco le sue risposte (VIDEO)

ago 05, 18:48

Chi sceglierebbe Niccolò Pisilli tra alcuni dei migliori centrocampisti degli ultimi anni? Con noi di LaRoma24.it, il talento della Roma si è messo alla prova in un simpatico gioco durante il ritiro,...

Foto

Loading