Santon dice addio al calcio: "Il mio corpo non ce la fa più"

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di zuma
venerdì, 09 settembre 2022 alle 13:01
santon
TMW.COM - Dal 1 luglio 2022, Davide Santon era un giocatore svincolato dopo aver terminato il suo contratto con la Roma. E non ce ne saranno altri per il terzino classe 1991 che a 31 anni dice basta col calcio:
"Sono costretto a smettere di giocare. Non per non aver avuto offerte, non per altro, ma perché il mio corpo, con tanti infortuni avuti in passato, non ce la fa più". L'ha raccontato Santon in un'intervista al sito: "Sono costretto a farlo. Non voglio, ma devo".
A trentuno anni dice basta. Consapevolmente.
"Nel primo anno in cui sono stato messo fuori rosa, ho vissuto un controllo dopo l'altro ma non c'è niente da fare: l'unica cosa sarebbe rischiare di avere delle protesi. Ancora riesco a camminare sulle mie gambe ma per fare il giocatore professionista serve altro"
Coscienza e lucidità. Anche di quelle che sono le sue fragili ginocchia.
"Ho il ginocchio sinistro dove non mi sono operato che però è andato. Mi impedisce tante cose... E poi c'è il famoso ginocchio destro: mi sono operato tre volte. Cartilagine, tolto tutto il menisco esterno ma appena faccio un minimo sforzo, si gonfia e non si piega più. In automatico tutti i miei infortuni al flessore partono da lì. In Serie A devi spingere, il ginocchio destro non si piega, sforzavo la gamba sinistra e il flessore è...andato. Ogni minimo sforzo c'è sempre da stirarsi, da star fermi. Giochi una gara, ne stai fuori cinque"
E' una scelta matura, la sua.
"Se devo giocare con la paura, non lo faccio. E gioco da anni con paura, però mi sono adeguato, lavorando, tenendo botta. Però non giochi mai sereno, hai sempre paura: fai il compitino...Ho iniziato a giocare perché mi divertivo e negli ultimi anni era una sofferenza. Ho detto che se devo andare avanti, non è quello che voglio fare. C'erano alcune offerte però..."
Ha ricevuto profonde critiche a Roma, da chi non conosceva la sua situazione.
"Mi dicevano 'stai a rubare i soldi a Roma'. Figuriamoci: col club eravamo a posto sul salutarci, il punto è che non riuscivo a passare le visite mediche altrove"
Così ha deciso. Come si sente?
"Ho sofferto i primi mesi. Ho avuto tempo di pensarci, di riflettere. Quando ero fuori rosa a Roma, ho avuto un primo periodo dove ho sofferto: non mi aspettavo questo finale di carriera. Volevo giocare, divertirmi, purtroppo ho avuto tutto subito ed è andato a scalare. Però bisogna accettare: ho pensato tanto, ho la famiglia, due bambine, ora mi dedico a quello e poi vedrò se restare nel calcio o in un altro ambito"
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Qual è stato il periodo più bello?
"Il primo periodo all'Inter, quando vincemmo tutto. Ho avuto stop, infortuni, ma è stato bellissimo: ero così giovane e non mi rendevo conto che stavamo scrivendo la storia. Abbiamo perso solo la Supercoppa Europea, è stato il momento più bello. Ero con dei campioni straordinari nello spogliatoio"
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Ha una lista infinita di grandi tecnici che l'hanno guidata. Se li ricorda quasi tutti?
"Mourinho, Benitez, Leonardo, Gasperini, Mancini, Conte che mi ha convocato in Nazionale, Pioli, Spalletti, Pardew, De Boer, Fonseca, Di Francesco, Ranieri... Senza scordare quelli dei primi anni al settore giovanile all'Inter, chiaro"
Anche qui: tecnico dei momenti più belli e quello dei più spensierati?
"Con Mourinho ho vissuto il periodo più glorioso ma non lo metto tra i più sereni: ero giovane, c'era tanta pressione nell'ambiente. Quando devi vincere è giusto che sia così. L'anno della Champions sono stato fuori sei mesi a causa di problemi fisici, non è stato un periodo di grande serenità a differenza di quanto accade con Pardew prima e Carver poi. Ci siamo giocati la Champions all'ultima, il Tottenham ci passò, ma non c'erano grandi pressioni, l'ambiente era straordinario"
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Ora dovrà farlo in un altro abito. Prima ha detto che ancora non ha le idee chiare.
"Non lo so. Il calcio è diventato un mondo dove non c'è l'amore con cui sono cresciuto. Avevo Moratti come Presidente, era come un papà, dimostrava affetto ai giocatori. Ora è business, ti usano, ti scaricano e ne prendono un altro. Non so se mi appartenga ancora o no...La cosa che mi piacerebbe fare è allenare in un settore giovanile oppure...ci devo pensare. Ma non so se continuare in questo mondo oppure no, magari anche il commentatore. Devi avere lo stimolo dentro, ti deve partire la scintilla giusta in quello che fai e lì deciderò bene cosa fare, con amore e voglia"

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