Ha scelto la strada dei grandi: nessuna esitazioni, solo gol pesanti e assist preziosi. Con quel baricentro basso, il pallone incollato al sinistro e lo sguardo già proiettato oltre la linea dei difensori,
il “nuovo” Matias Soulé si è preso la Roma con un inizio di stagione che profuma di
maturità definitiva(...)
un’imprevedibilità che sposta l’inerzia e ribalta i piani dei difensori avversari, regalando alla manovra la verticalità richiesta dal gioco d’attacco di Gasperini.
Così Matias, in coincidenza pure con l’assenza
per infortunio di Dybala, ha preso per mano la Roma dimostrando con i fatti una crescita importante che ha sorpreso lo stesso Gasp. Dopo un’estate vissuta in bilico tra dubbi e voci di una partenza per esigenze di bilancio,
l’argentino ha collezionato 770’ tra campionato e Champions con 3 gol e 3 assist. (...) Un salto di qualità di cui sta beneficiando la squadra (...) come hanno dimostrato – per dire –
i gol pesanti contro l’Atalanta al 96’ (il 2-1 del sorpasso) e contro il Napoli, la rete cioè che ha avviato la
rimonta giallorossa al
Maradona.
Non sono stati, certo, tutti inizi facili e positivi, vedi il primo anno in giallorosso con De Rossi e Juric, ma dalla stagione successiva la musica è cambiata (...) Poi, purtroppo, la pubalgia ha complicato parecchio la stagione e, nel finale,
Soulé non è riuscito ad imporsi finendo addirittura nella lista dei possibili partenti.
Ma nel momento di maggiore difficoltà ha tirato fuori la garra, (...) incrementando numeri che parlano da soli:
media di tiri in porta di 2,78 a partita e di dribbling riusciti di 2,22.Soulé ha saputo aggiungere anche un lavoro nella doppia fase, spinta e pressing sui portatori di palla, che Gasperini vuole per garantire equilibrio. Ora che vede la stagione sotto un’altra luce, Mati può anche rivendicare un posto nell’Argentina (...) e attendere il rientro dell’amico Dybala per giocare insieme altre gare da protagonista. Il vero Soulé ha scelto la via dei big, è proprio vero, trasformando in nove giornate le aspettative in una consacrazione.
In fondo al tunnel quel ragazzo argentino (...) tre anni dopo si è preso la scena con la forza del suo talento, giustificando in pieno i 30 milioni spesi dalla Roma per prenderlo dalla Juve.
(Gasport)