La Roma sfiora il paradiso, l'Inter, che è perfida, la rispedisce all'inferno. Finisce due a due, con doppia rimonta di Chivu su Gasp, con la Roma bellissima nel primo tempo e l'Inter dominante nella ripresa. Due gol Koné, due Lautaro: primo posto per due. Lo scudetto è rimasto lì, non scappa, il percorso è lungo e di resistenza, capiremo se la rosa giallorossa sarà in grado di giocare tante di queste partite, facendo tremare gli avversari, sfidandoli colpo su colpo. Bisognerà capire sei mezzi a disposizione di Gasp saranno sufficienti per tenere il passo giornata dopo giornata. In sintesi: l'Inter sì, è fortissima, ma la Roma si è mostrata all'altezza, per un'ora anche migliore. (...) Un caso raro: Gasp comincia il match con un trio d'attacco composto da Dybala, Soulé e Malen e lo termina con gli stessi tre prescelti, sul più bello non c'erano più cartucce a disposizione. Koné, mattatore con due reti nel primo tempo, esce dopo un'ora e il centrocampo perde lucidità, senza acquisire la corsa e lo sprint che Gasp aveva immaginato inserendo Pisilli; esce Mancini, che da il la al 2-1 di Lautaro, e poi a seguire lascia il campo pure Balerdi in preda ai crampi e qualche dolorino da battaglia. Anche Rensch a sinistra non dà il supporto che stava portando Molina (assist per il primo gol e tante sgroppate in avanti), pure lui fuori dalla mischia con qualche minuto d'anticipo. (...) Lautaro nel frattempo si era preso gioco di Hermoso e dei due nuovi entrati, Ghilardi e Ndicka, e aveva rimesso a posto il risultato. Per non parlare di Thuram, che nella ripresa ha alzato il livello mentre la Roma lo aveva necessariamente abbassato. La squadra di Gasp ha tanto, ma non tutto per tenere alto il livello per 90 minuti e, davanti a una squadra come l'Inter, il minimo errore si paga caro. (...)
(Il Messaggero)