Ranieri-Juve. Tutta la verità

La penna degli Altri
mercoledì, 20 gennaio 2010 alle 9:04
CORSPORT (R. MAIDA) - E’ stato un rapporto controverso, per certi versi impossibile. Ventitre mesi di lavoro alternati tra la costruzione e la distruzione di un progetto a cui nessuno ha mai davvero creduto. Ranieri e la Juventus si sono fidanzati per interesse e hanno provato a convivere. Ma l’amore non è mai nato ed è finito male, nel modo più antipatico. Come è possibile che una società come la Juve abbia licenziato un allenatore a due giornate dalla fine del campionato? Bisogna partire da lontano: diverse filosofie di lavoro, diverse idee di squadra, diverse preferenze di mercato. La verità comincia qui. E si allarga al resto, inglobando le discussioni con i giocatori e la rottura prolungata con la tifoseria. Ecco, nella settimana in cui la Roma di Ranieri prova ad affossare la Juve, il ..
Il tecnico venne cacciato a maggio di un anno fa, ma la rottura partì da lontano Estate 2008: Secco ha in mano Xabi Alonso, l’allenatore gli preferisce Poulsen...
Tutte le rotture parto­no da un punto, il big bang, che sprigiona un’energia negativa così violenta da resistere nel tempo a ogni forza contraria. Claudio Ranieri ha cominciato a perdere la Juventus nell’estate del 2008, nonostante un campio­nato importante alle spalle e una stagione incoraggiante davanti. Alessio Secco, un direttore spor­tivo che (ricambiato) non stima­va, andò in Inghilterra a compra­re Xabi Alonso, che allora costa­va 17 milioni. Era tutto a posto, sia con il Liverpool che con il gio­catore. Ma Ranieri non era d’ac­cordo. Avendo due esterni di qualità come Camoranesi e Ned­ved preferiva un altro tipo di centrocampista, che fosse capace di affiancare Sissoko nel lavoro sporco. Non per forza Poulsen ma nemmeno un regista elegan­te che avrebbe fatto venire le vertigini alla squadra. Ranieri fu ascoltato. Xabi Alonso restò al Liverpool, Poulsen andò alla Ju­ventus. Ranieri non è mai stato perdonato per questa scelta, che si poteva discutere ma non indi­cava una preferenza assoluta: era un problema di filosofia, non di individui. A quel punto, Ranie­ri doveva dimostrare sul campo di avere ragione.
LO SCONTRO RINVIATO

L’inizio della stagione gli dà torto. Poulsen sta sempre fuori per la pubalgia, la Juventus gio­ca male e rimane a distanza di si­curezza dall’Inter. E così il 30 settembre, giorno del 2- 2 in Champions League contro il Ba­te Borisov, otto mesi prima del li­cenziamento effettivo, la società è quasi convinta di cambiare al­lenatore. La tentazione di pro­muovere Ferrara è già presente nella testa di Blanc. Lo capisce anche Ranieri. Ma nessuno osa innescare un meccanismo per­verso. Troppo azzardato, poco da Juve. Nonostante le due succes­sive sconfitte consecutive tra il 5 e il 18 ottobre, con Palermo e Na­poli, la svolta viene rinviata.
Anche perché entrano in scena i campioni, su tutti Del Piero. Ra­nieri, che il primo anno lo centel­linava, lo libera. «
Ale, tocca a te, prendi per mano i compagni » . Del Piero risponde come la loco­motiva di una Frecciarossa e im­prime un’alta velocità al treno: sette vittorie consecutive, com­prese le due contro il Real Ma­drid con tre gol suoi, riportano la Juve in area scudetto e garanti­scono la qualificazione agli otta­vi di Champions. I pensieri rivo­luzionari di Blanc si intorpidisco­no. Non spariscono, ma finiscono nel freezer della mente. Nemme­no il ko con l’Inter a San Siro (1-­0, Muntari) altera gli equilibri, fragili eppure tosti. La Juve pri­ma di Natale vince altre quattro partite, tra cui il brillante 4- 2 contro il Milan, e comincia il 2009 con un altro risultato positi­vo: 1-0 con il Siena, manco a dir­lo targato Del Piero.
BLANC-RANIERI DIVISI SU DIEGO
Ma gennaio è il mese del mer­cato invernale. E le voci che av­vicinano Diego alla Juventus si infittiscono. Ranieri, in tempi non sospetti, esprime il suo pa­rere ai microfoni della tv di casa, Juve Channel: « Diego è bravis­simo, lo stiamo seguendo. Ma dobbiamo fare le nostre valuta­zioni perché con un trequartista così dovremmo cambiare siste­ma di gioco» . Cioè il 4-4-2, che a suo giudizio è il vestito migliore per la squadra. Queste parole so­no del 22 gennaio. Un messaggio molto chiaro ai dirigenti: state facendo un errore. Stavolta Blanc non gli darà retta, ricor­dandogli la presa di posizione sul caso Xabi Alonso, e recupera la certezza che non si possa conti­nuare con Ranieri. Deve solo aspettare il momento giusto, la legittimazione da sconfitta, che però tarda ad arrivare. Dopo il doppio stop con Udinese e Ca­gliari, la Juve conquista 19 pun­ti in 7 partite, chiudendo la serie il 21 marzo con un 4- 1 in casa della Roma. La contemporanea eliminazione dalla Champions League, molto dignitosa contro il Chelsea di Hiddink, passerebbe quasi inosservata. Già. Se i dub­bi sulla gestione tecnica non si trasferissero dalla società allo spogliatoio.
QUELL’INTERVALLO AD ALTA TENSIONE

Ranieri ama definirsi « un mar­tello » . E’ un tipo che non ha pau­ra dello scontro a prescindere dall’interlocutore. Ma alla lunga questo atteggiamento viene in­terpretato da alcuni giocatori co­me una manifestazione di ostili­tà. Trezeguet, in un anno balor­do, parla ai giornalisti francesi dopo l’eliminazione con il Chel­sea: « Ranieri mi ha sostituito e non capisco perché. Dovevamo segnare e ha tolto un attaccante» . Ranieri lo distrugge con una replica tranciante: « E’ un bambino viziato. Già eravamo in inferiorità numerica per l’espulsione di Chiellini, con lui giocavamo in nove. Trezeguet mi ha tradito come uomo» . Rappor­to chiuso. Ma è nulla rispetto a quanto capiterà dopo, il 3 mag­gio all’Olimpico di Torino, con la Juve in difficoltà. All’intervallo il Lecce è in vantaggio 1- 0, Ra­nieri sostituisce Del Piero e Ca­moranesi. Del Piero sbuffa ma ci sta, Camoranesi no. Si arriva a un passo dalla rissa ( qualcuno assicura che quel passo sia stato anche superato). Buffon perde le staffe: «Mi avete rotto, pensiamo a giocare! » . Rientra in campo prima degli altri e urla tra sé e sé la sua rabbia. Medita addirittura l’addio alla Juve. Ranieri ormai è circondato da parecchi giocatori influenti che hanno perso fiducia in lui - diciamo così - perciò non ha più possibilità di conservare il lavoro. Blanc se ne rende con­to e gli chiede di dimettersi. Ri­sposta: «Non se ne parla, caccia­temi voi se volete» .
Tutti sanno che il rapporto di convivenza sta finendo. Ranieri sembra il maestro supplente in una classe di discoli. E’ stata la stessa società a deturparne l’im­magine, con il pranzo organizza­to i primi giorni di aprile al risto­rante “Da Vittorio“ di Recco, sul­la riviera ligure. Al tavolo sono seduti Blanc, che cerca consigli e pianifica strategie, e Lippi, ct no­stalgico. Il progetto Ferrara oggi e Lippi domani nasce lì, con tan­to di nomi: Diego, Grosso, più Cannavaro che la Juve ha già in­gaggiato, vengono virtualmente acquistati quel giorno. E Ranieri come la prende? Con la calma di chi si sente a posto con la co­scienza: «Se Lippi torna dopo il Mondiale mi sembra una cosa buona, è un grande nome. Non c’è niente di male se ha incontra­to la società» .
NASCE IL PIANO ASPETTANDO LIPPI

Prende forma il Grande Patto: un anno di transizione e poi il rientro di Lippi come dirigente interessa­to alle faccende tecniche. Ranieri viene rassicurato da Blanc: «I con­ti si fanno a fine stagione» . E anche la frase di John Elkann ( «E’ presto per i bilanci » ) viene interpretata come una garanzia di stabilità. Al­meno momentanea. Ranieri in con­ferenza stampa puntualizza per i posteri: « Dopo la serie B, questa società puntava a vincere in cin­que anni. Io ho fatto quello che do­vevo, anzi di più. Terzo il primo an­no, secondo adesso» . Ma Ranieri, che spesso aveva invocato l’arrivo di un uomo di calcio (alla Bettega) capace di mediare tra lui e la socie­tà, non è più padrone in casa sua. Il secondo posto, con una serie di cin­que pareggi e una sconfitta, scivo­la via a vantaggio del Milan. E la Coppa Italia scappa in mano alla Lazio. I tifosi protestano con un co­ro ossessivo e doloroso: « Claudio Ranieri, vattene a casa» . Diego al­la fine viene comprato costringen­do l’allenatore a una frettolosa retromarcia: «L’arrivo di Diego è sta­to concordato con me » . Peccato che lui in privato avesse chiesto con forza l’acquisto di un succes­sore di Nedved, da Ribery a Silva, per non snaturare la squadra.
La fine, come spesso capita in questi casi, viene scritta da un pre­testo. La Juve fa 2- 2 in casa con l’Atalanta, allunga la serie negati­va a sette partite. Elkann e Blanc agiscono d’istinto: « Rischiamo di perdere la Champions, cambiamo immediatamente» . E’ il 18 maggio 2009, un lunedì, mancano due gior­nate alla fine del campionato. Ra­nieri sapeva che Ferrara sarebbe stato il suo erede ma non riesce a credere alle sue orecchie quando gli comunicano l’esonero. La sua reazione si può sintetizzare in que­sto concetto: «Ho fatto più di quan­to mi fosse stato chiesto, voi mi mandate via
» . Ranieri minaccia una causa civile. Poi però trova la Roma, approdo soave. E tutto il re­sto non conta più.

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