Provaci ancora Roma

La penna degli Altri
sabato, 23 gennaio 2010 alle 9:53
IL MESSAGGERO (U. TRANI) - «Purtroppo non vi riuscite a calare nei miei panni». Claudio Ranieri si mette in primo piano e sorride come se dovesse fare una foto. Vuole mostrarsi alla Juve, apparendo entusiasta del suo nuovo incarico e dell’attuale momento. Davanti alle telecamere invia in onda la serenità nella vigilia del suo ritorno a Torino, dove la Roma non vince dal settembre 2001.
Sul volo della squadra Ranieri fa salire anche la moglie Rosanna, di solito lontana da stadi e riflettori. Ma stavolta non può essere come le altre gare. In questa sfida, storicamente ricca di veleni e polemiche, lui è in vetrina più di ogni altro protagonista. E allora sta attento e s’impone di essere pubblicamente
«non in caccia di rivincite». Così come obbliga i giocatori a non aprire bocca su Tagliavento: «A volte a Roma facciamo troppo vittimismo. Collina, per avergli dato questa partita, lo reputa il secondo più in forma: prima della nostra, c’è il derby milanese».
E non torna sulle modalità e sugli strascichi del suo esonero nella primavera scorsa, a due giornate dal termine del torneo. Anche perché, quando il 31 agosto fu liberato dalla Juve per trasferirsi a Trigoria, il club bianconero gli chiese di scordare il passato. «Un giorno farò un libro. Nei giorni scorsi sono uscite versioni che neanche loro hanno dato. Ma sempre contro di me. Io non replico: un allenatore deve chiudere la porta e andare via tranquillamente. Siamo pagati pure per questo, è il mio modo di pensare e rispettare il mio ex-datore di lavoro. Dire la mia verità a che serve? Sono uomo di calcio, accade...». E assicura che stringerà la mano a Del Piero: «Saluterò lui e tutti, li abbraccerò. Non so come mi accoglieranno i tifosi bianconeri: per un anno e mezzo sono stati con me, contestandomi solo nell’ultimo mese». Ma qualche libertà se la concede.
Scherza con ferocia su quanto detto ultimamente da Blanc («Lo mandai via perché gli volevo bene»). «Pensa se mi avesse voluto male... E allora vuole male a Ferrara...». E cancella definitivamente lo stile Juve: «Era quello che vedevo dall’esterno nella faccia rassicurante di Boniperti e nelle battute dell’Avvocato. Ora Boniperti non appare più sui media e Agnelli è morto: così quello stile non lo troviamo più». «Mi gratto» esclama quando gli ricordano la previsione di Bettega che vede il rilancio della Juve contro la Roma proprio come è successo al Milan a metà ottobre. Piccole scorie e qualche gesto. Ma nessun vanto per i dieci punti in meno di Ferrara, dopo venti partite, rispetto alla sua Juve di un anno fa. «Mi fa piacere prendere atto della rincorsa della Roma che ora è terza. E sarebbe ancora più bello, a fine stagione, vederla seconda o prima. Significherebbe essere migliorati».
Entra nel vivo del match: «La Juve non ha continuità. Ma è una grande squadra alla quale riescono colpi di coda tremendi come quello contro l’Inter. E che vuole dare un calcio alla crisi. Noi siamo in zona Champions e ci vogliamo restare. Sarà difficile per noi e per loro. Io e la Roma abbiamo ricordi non buoni della Juve. Io non l’ho mai battuta, la Roma nelle ultime partite ha preso diversi gol. Ci presentiamo, però, con la consapevolezza di essere in un buon periodo. Proveremo a vincere, sapendo che ci sono insidie. Ma quelle le troveremo sempre: martedì in coppa Italia contro il Catania, poi contro il Siena». Gli assenti di Ferrara non lo illudono: «La rosa della Juve è costruita per competere su più fronti, manca uno ne hanno un altro. Adesso c’è Candreva, l’ultimo convocato di Lippi in Nazionale: la squadra c’è...». Sul mercato della Roma può dire, più che su quello della Juve: «Quaranta milioni del Real per De Rossi? Io non lo vendo neanche per ottanta». E qui ci sta bene una frase sulle operazioni bianconere. Di ieri e di oggi: «Basterebbe andare a vedere, a farsi due conti».
E a guardare la classifica. Una anno fa e adesso.

APPENA ARRIVATO

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