Piccolo (e grande) uomo

La penna degli Altri
di Francesca Altobelli
cristante mora
Un gol di testa di un piccoletto. (...) Il talento non si misura in centimetri, nemmeno l'istinto, la personalità, la sfrontatezza. Mora ha la faccia tosta, e ci piace: vola in aria, stacca, segna, sogna. La Roma e Gasp con lui: gol. Il ribaltone contro il Cagliari porta la sua prima firma, dopo aver segnato all'alba del campionato a Lecce. (...) Mora sta pian piano prendendosi il suo spazio nella Roma, faticando un po': è giovane, esile, deve crescere ancora. Di una cosa è in possesso e nessuno gliela toglie: il talento. (...) L'altra sera maluccio a destra, molto bene quando è stato spostato a sinistra. Gasp è l'allenatore ideale per lui, che sta facendo il percorso di Soulé, il quale aveva subito il peso della cifra investita per lui. Quel peso che ora sta pesando per i 50 milioni (...) per il talentino portoghese.
Non è facile farsi largo tra questo Soulé, la storia di Dybala e in più Pellegrini, che Gasp ha voluto fortemente trattenere. Mora ha doti che piacciono al tecnico, che lo ha definito una «mina vagante». Aggiungendo poi:«Ho la fortuna di vederlo in allenamento. (...) Lui è giovanissimo, deve formarsi al livello fisico per tenere i novanta minuti. (...) Il gol di testa, nonostante la statura, ne è una dimostrazione». Segnali che il tecnico coglie e ora Rodrigo ha la possibilità di riprendersi una maglia con maggiore continuità. Serve un'altra spinta, (...) o a Udine o a Manchester, nelle due partite in cui mancherà Dybala.
Mora, da quando è nella Roma, è stato in panchina solo due volte, contro Inter e Como, partecipando a tutte le altre gare.(...) Due i gol segnati fino a questo momento, più un assist nella sfida contro il Real Madrid. Ci ha provato Soulé a ritagliarsi il ruolo di erede e ora tocca a Mora. La Roma ha investito su un giovane, ma non un inesperto: viene da 80 presenze e 16 gol con la maglia del Porto (...). Quindi, giovane sì, ma non uno da iniziare.
E oggi si gode il suo ingresso tra i grandi. Con un sorriso, con una battuta: «Non segno tanto di testa, ma qualche volta gli avversari dimenticano il giocatore più basso. Quindi riesco a trovare lo spazio. Il futuro? Sogno di essere un giocatore chiave e aiutare la squadra quando ne ha bisogno. Per me giocare a sinistra è meglio, lo stesso vale per Soulé (...). Ma gioco ovunque io serva». Anche partendo dalla panchina. «Tutti i giocatori vorrebbero essere titolari». Basta crederci e saper aspettare.
(Il Messaggero)

APPENA ARRIVATO

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