Benedetti panchinari. O forse sarebbe meglio chiamarli in un altro modo: i risolutori. Perché definirla "panchina", oggi, fa quasi difetto di poesia. Gli ultimi in ordine di tempo? Mora e Malen, ma nella lista brilla anche la doppietta di Balerdi al Napoli. Viviamo tempi diversi, di formazioni lette tutte d'un fiato, dove chi sta fuori non è solamente un ripiego. Almeno non in questa Roma. L'arte del cambio -l'intuizione che trasforma una giornata nera in una positiva - sembrava smarrita tra i droni di Trigoria e le lavagne tattiche piene di frecce, schemi e percentuali.
Ma tutto torna, si ricicla, scopre una nuova e abbagliante identità. Fateci caso:
la Roma di Gasperini ha messo la quinta, ma l'ha messa attingendo a piene mani dal garage dei sogni, da quel ripostiglio dorato che fino all'anno scorso produceva parecchia polvere. A maggio, a tirare le somme con il pallottoliere a fine campionato, i gol arrivati dalla panchina furono nove in tutto il torneo: pochissimi. Oggi siamo già a quota sette centri, concentrati in appena cinque partite di Se rie A. Un'enormità. Si tratta di una rivoluzione totale che porta la firma indelebile dell'allenatore, abituato a far ruotare i suoi uomini, soprattutto in attacco.
Gasperini sa quando cambiare. Da sempre. Roma-Fiorentina: entra Pisilli e va a segno. Lecce-Roma: tocca a Mora e la musica cambia subito tono. Roma-Atalanta: dentro Soulé, botta sul primo palo e arrivederci ai suonatori. Napoli-Roma: qui brilla la doppia incursione di Balerdi, un argentino sceso sul rettangolo verde del Maradona [..]. E infine Roma-Cagliari: ancora Mora e poi Malen, sulla carta un titolarissimo, a sigillare la pratica, con un minutaggio più basso in vista dell'Udinese. Sette perle che hanno portato punti e spinto la Roma in alto in classifica. [...]
(Cosport)