Accordi e cordate Cosa succederà alla Roma?

La penna degli Altri
giovedì, 24 giugno 2010 alle 9:15
GASPORT (A. CATAPANO) - L’udienza arbitrale di ieri tra Italpetroli e UniCredit, cui hanno partecipato anche Rosella Sensi e il numero 3 della banca Piergiorgio Peluso, ha prodotto un nuovo rinvio al 5 luglio, «per proseguire nel tentativo di conciliazione».Cesare Ruperto, che presiede il collegio arbitrale, ha annunciato che non ci saranno ulteriori rinvii. «Il 5 dovranno presentarsi con un accordo firmato, altrimenti si andrà a sentenza». L’accordo tra Sensi e UniCredit, in effetti, sembra proprio imminente: a copertura del debito (325 milioni, altri 90 con Mps) tutti gli asset principali di Italpetroli, Roma compresa, dovrebbero passare nei prossimi giorni alla banca.
Questo significa che in caso di accordo la banca diventerà proprietaria della Roma?
Non proprio. Ne assumerà il controllo ma non la gestione, che verrà affidata ad un advisor indipendente, una banca d’affari che avrà il mandato a vendere per tutti gli asset, compresa la Roma. Nel frattempo, la gestione sportiva del club dovrebbe restare inalterata, con gli attuali dirigenti al loro posto.
Quanto tempo ci vorrà per trovare un acquirente?
UniCredit aveva un progetto ben definito per la Roma, che il passo indietro di Francesco Angelini (fino a nuova comunicazione) ha mandato all’aria. La banca si è messa subito al lavoro per trovare un’alternativa e pare sia già a buon punto: potrebbe allestire una cordata di imprenditori romani intorno ad un fondo statunitense.
C’è ancora la possibilità che la Sensi non firmi l’accordo?
Sì, ma ormai sembra improbabile. Rispetto al passato, la situazione di Italpetroli è diventata insostenibile. Per l’esposizione debitoria, incolmabile solo con i beni immobili e gli asset del comparto petrolifero (depositi e piattaforma). E per la minaccia dei revisori e dei sindaci di non approvare il bilancio. Il 7 luglio, quando è prevista (in seconda convocazione) l’assemblea di Italpetroli, la Sensi dovrà presentarsi con l’accordo firmato, o una soluzione alternativa (e ugualmente traumatica) che non ha ancora trovato. Altrimenti, corre il rischio di non ve-dersi approvato il bilancio, preludio al fallimento. E con la Italpetroli, finirebbero in tribunale anche le sue società controllate, come la Roma. Per questo anche il professor Ruperto, ieri, ha invitato la Sensi alla cautela, per evitare guai peggiori. «Ricordati — le ha detto — che il futuro può essere peggiore del presente».
Ma se l’accordo è così imminente e ineluttabile, di cosa hanno discusso in tre ore ieri?
Dei beni che dovranno restare alla Sensi e che rappresenteranno praticamente la sua buonuscita. Case, palazzi, alberghi. Lei non si accontenta di azzerare i suoi debiti. Nel caso, vorrà uscire da questa storia con qualcosa in tasca, anche perché si riterrà «derubata» del suo bene più prezioso, la Roma.
A proposito, perché ora anche la Roma se la passa male?
Oggi un consiglio d’amministrazione dovrà approvare la relazione trimestrale. I conti sono peggiorati, la Roma sta pagando la stagione senza Champions. Ha incassato di meno, ma i costi sono rimasti gli stessi. Ecco perché ora non ci sono soldi in cassa, vanno ancora pagati gli stipendi arretrati (da febbraio) e bisogna fare i salti mortali pure per l’iscrizione al campionato. Il tempo stringe, entro domani va inviata tutta la documentazione alla Lega calcio. La Roma conta di farcela anche grazie alla riscossione della prima tranche dei diritti radio e tv, circa dieci milioni.

APPENA ARRIVATO

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