Emergono nuovi particolari retroscena nella nuova autobiografia di Francesco Totti, intitolata 'Oltre'. La leggenda giallorossa ha raccontato un particolare episodio che racchiude la sua esperienza da dirigente della Roma dopo il ritiro. L'ex numero 10 ha spiegato come non abbia mai avuto potere decisionale, svelando un particolare episodio riguardante l'acquisto di Pastore: "Le cose non sono andate benissimo perché, già pochi mesi dopo il ritiro dal calcio giocato, quando ho provato a calarmi nel nuovo ruolo, nell'estate del 2017, il club ha iniziato a utilizzarmi come uomo immagine o poco più, e infatti mi stavo spegnendo sul divano. Poi, quando mi sono avvicinato di più all'area tecnica, di fatto non potevo decidere nulla. O, peggio, mi lasciavano decidere solo quando la mia scelta coincideva con quella dei più alti dirigenti della Roma. E allora, continuavo a sprofondare sui cuscini".
Totti ha parlato anche di Eusebio Di Francesco, suo ex compagno e allora tecnico della Roma: "L'allenatore era Eusebio, mio ex compagno, lo stimavo molto, ma non vedevo stima nei suoi confronti da parte di chi guidava il club. Finché un giorno i rapporti sono andati definitivamente a rotoli. Si stava finalizzando un nuovo acquisto, quello di Javier Pastore dal Paris Saint-Germain, è stata organizzata una riunione apposta per parlare di lui. Tra gli altri, hanno partecipato Mauro Baldissoni, Monchi, Federico Balzaretti, Francesco Vallone, tutta la combriccola loro. Ho detto la mia, perché la Roma merita la verità. 'Non ho nulla contro Pastore. Ma con il sistema di gioco di Di Francesco non c'entra niente. In questo momento dove lo metti nel 4-3-3? Con le gambe che si ritrova non può fare l'esterno, non ha abbastanza forza. Se serve l'uomo per l'ultimo passaggio, okay, ci siamo, ma si deve cambiare il sistema. Servono il 4-2-3-1 o 11 4-3-1-2.'. Baldissoni è sbottato: 'Vedi sempre problemi, Francesco, sei sempre contro'".
Parole che avevano inevitabilmente ferito l'eterno Capitano: "Contro la Roma? lo? Non sapevo se ridere o piangere. 'Francè, io non l'ho chiesto' mi diceva Di Francesco. Allora andavo dai dirigenti, ancora una volta: 'Dite la verità. Non buttate il nostro allenatore in mezzo al circo, se lo magnano qui a Roma'. Niente. Come se fossero contenti. Non mi piacevano i loro comportamenti, durante le riunioni parlavano male di tutti, chissà cosa dicevano di me quando non c'ero. Non era un gruppo dirigenziale affiatato".