«Quando mi sono svegliato ho pensato di staccare il telefono e di darmi malato al lavoro. Poi ho deciso di godermi tutte le cose belle che poteva offrirmi questa giornata» . Come se Francesco Totti fosse un semplice impiegato, uno che può darsi malato il giorno del suo compleanno.
Così il capitano giallorosso ha abbandonato i suoi propositi e, come fa ogni giorno da una trentina di anni, ha preso la borsa con gli scarpini ed è andato a Trigoria ad allenarsi, e poi a festeggiare con gli amici di tutti i giorni.
«L’esordio è stato il giorno più bello della mia vita, ma in passato sono stato molto vicino a vestire la maglia del Real Madrid. Poi la mia famiglia, i miei amici e il mio cuore mi hanno aiutato a riflettere. Ho avuto dei dubbi anche prima di firmare il mio penultimo contratto. Ho sempre fatto parte del gruppo e rispettato tutte le regole - ha raccontato il Capitano -, remando dalla stessa parte della società. Ho sempre guardato tutti a testa alta, non ho mai cacciato un allenatore, né mai brigato per farlo licenziare. E non ne ho mai scelto uno».
«I numerosi auguri? Un tributo così non me lo sarei mai aspettato. Ringrazio i miei colleghi, gli altri sportivi, icone mondiali che mi gratificano tanto. Messi ha detto che vuole vedermi giocare altri due anni? (ride, ndr) Non so se potrò accontentarlo, lui è un fenomeno anche fuori dal campo. Dei romanisti del passato mi sarebbe piaciuto giocare con Falcao e Cerezo».
«Il mio sogno - ha aggiunto al sito internet della società - è segnare un gol nella finale di Europa League. L’amore per i tifosi della Roma non finirà mai, saranno pure stanchi di sentirmelo dire: spero che possano vedermi per un altro po’ di tempo»
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(corsera)