Crisi Roma, spogliatoio senza guida

La penna degli Altri
sabato, 17 novembre 2012 alle 9:27
IL MESSAGGERO (U. TRANI) - «La presenza di una proprietà forte non si estrinseca solo con una presenza fisica. Con tutto il rispetto, Berlusconi non è stato a Milanello più di quanto non sia stato Pallotta a Roma». Ieri pomeriggio, ospite di 90˚ minuti su Rai Sport 1, il dg Franco Baldini, in attesa dello sbarco nella capitale dell’ad americano Mark P
Anzi, sarebbe stato l’avvocato Mauro Baldissoni (consigliere di amministrazione e legale di riferimento del consorzio Usa) a bloccare l’iniziativa per non indebolire Baldini, Sabatini e Fenucci e per non far lievitare la già folta dirigenza che presidia Trigoria e che, con stipendi da top manager, pesa non poco sul bilancio sofferente. L’idea di far tornare Montali non è stata però buttata lì a caso. Dopo aver analizzato quanto accaduto già l’anno scorso con Luis Enrique e nelle prime settimane di questa stagione, UniCredit ha capito che la gestione dello spogliatoio è un serio e grave problema. Spesso i giocatori hanno confidato di non avere punti di riferimento. Non solo non riconoscono la voce del padrone.
C’è poca sintonia con gli interlocutori: Zeman parla poco e i giovani ne risentono, Baldini ha un atteggiamento distaccato (fatica, per sua ammissione, a dare una pacca sulla spalla) , Sabatini è troppo irruento (lo sfogo dopo la sconfitta con l’Udinese è stato così urlato che gli stranieri giallorossi non hanno compreso nemmeno una parola) e Fenucci non è mai stato figura da spogliatoio.
«A Trigoria aleggia il fantasma di Montali». Parola di quei giocatori informati del possibile ritorno e testimoni della scomposta reazione di chi fatica a gestire lo spogliatoio. Tanti i casi, ieri come oggi: Totti, De Rossi, Burdisso, Castan, Stekelenburg e Pjanic. E. più volte, Osvaldo. Che l’anno scorso, dopo il gol all’Atalanta, zittì pubblicamente Baldini e che per questo è in bilico nell’attuale rosa.
Il dg, sempre sorridente, chiede ancora pazienza: «Quante volte si è criticato l’interventismo di presidenti che parlavano di calcio anche se piovuti da un mondo estraneo? La Roma ha una proprietà ben precisa, identificata, con cui ci sentiamo tutti i giorni. Ha solo il torto di non essere qui avendo affidato il progetto a manager. Poi avrà tempo e modo di giudicare se il lavoro è stato svolto secondo le aspettative oppure no. A quel punto tireranno le somme. Io ho preso un impegno e ci metterò tutte le forze, finchè ne ho. Pallotta sa bene che, se non si dovesse ritenere soddisfatto, deve solo dirmelo e finirà così»

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