Coraggio e spettacolo. Il suo calcio non è utopia

La penna degli Altri
venerdì, 02 novembre 2012 alle 10:36
CORSPORT (S. AGRESTI) - Zeman alla Roma è stata una grande idea. Coraggiosa, perché le battaglie che ha condotto in passato gli hanno procurato molti acerrimi nemici (anche se tanti altri sono caduti, spesso proprio per mano della giustizia, non solo sportiva). Intrigante, inoltre: è bello pensare che il suo calcio offensivo e spettacolare si possa proporre ad alto livello, tanti anni dopo.
A dirla in questo modo, però, sembra che la Roma abbia voluto inseguire un’utopia: un’idea coraggiosa e intrigante, ma irrealizzabile. Non è così. Chi l’ha seguito con attenzione, soprattutto nell’ultima trionfale stagione a Pescara, sa che Zeman aveva rivisto alcune scriteriate convinzioni tattiche del passato, quando mandava le squadre allo sbaraglio nel nome dello spettacolo a ogni costo, anche se erano avanti due o tre gol. Si era mostrato più attento, più cauto. Certo, tutto è relativo: il calcio del boemo - per fortuna di noi che amiamo divertirci - è rimasto propositivo e offensivo. Ma il suo Pescara teneva la linea difensiva più bassa rispetto al vecchio stile-Zeman (e pazienza se lui lo nega). (...)
Sappiamo che il calcio brucia tutto in fretta, ma sostenere dopo appena nove partite giocate che la scelta della Roma sia stata sbagliata, o addirittura che Zeman sia troppo avanti con gli anni per guidare una grande squadra, appare francamente esagerato. E’ vero: la squadra ha amnesie eccessive, non riesce a gestire uno o anche due gol di vantaggio, in difesa concede spazi allarmanti. Per tutto questo, i risultati sono stati finora negativi.
Ci sono, però, le attenuanti. Prendiamo la difesa: a Parma l’età media dei quattro ragazzi dietro era inferiore ai 22 anni, per di più sono tutti all’esordio in Italia. Dovremo dare loro un po’ di tempo, no? Oppure prendiamo De Rossi, nodo di tante polemiche: può essere solo o soprattutto colpa di Zeman se è irriconoscibile rispetto a quello che conoscevamo e che vediamo in nazionale? La sensazione, piuttosto, è che il suo approccio al mondo giallorosso adesso non sia - diciamo - ideale. Uno come Daniele, del resto, dovrebbe fare meglio di così non se gioca regista o mezzala, ma anche se fa il terzino o il centravanti.
Nella Roma di Zeman, poi, ci sono pure aspetti positivi adesso offuscati dalle sconfitte, come il rendimento degli attaccanti (Totti e Lamela su tutti) e la condizione atletica generale (nel lago di Parma la squadra ha corso fino all’ultimo minuto). (...)

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