CORSPORT (S. AGRESTI) - La storia del calcio è ricchissima di risse da spogliatolo, non sempre con effetti nefasti per i risultati della società. Si racconta di squadre spaccate in clan, di calciatori divisi in fazioni contrapposte che in settimana se le davano di santa ragione e la domenica volavano assieme verso lo scudetto. Storie che talora assumono i contorni della leggenda: chissà cos'è vero e cos
L'opportunità della decisione non nasconde però gli scricchiolii che accompagnano il cammino della Roma. Rumori sinistri che nascono in società e da 11 si diffondono in modo trasversale allo staff tecnico, arrivando fino alla squadra. Non è normale che Baldini, il dirigente più importante, sia ancora senza contratto; non è normale che un club nuovo e innovatore (almeno cosi viene definito spesso da chi lo guida) sia già in ritardo, benché non clamoroso, nel pagamento degli stipendi; non è normale che De Rossi, il patrimonio tecnico-finanziario di maggior rilievo, tra due mesi possa firmare per un altro club senza che la società giallorossa incassi un euro. E non è nemmeno normale che, pochi minuti dopo Udinese-Roma, il direttore sportivo Sabatini dia un'interpretazione alla partita diametralmente opposta rispetto al suo allenatore. Il tutto in diretta televisiva, è ovvio. L'immagine trasmessa dal mondo giallorosso non è, come dice Baldini, quella dl un club
«nel quale c'è un confronto sempre aperto»
, ma di una banda senza una linea di condotta precisa e comune. Che ci sia una divergenza dl opinioni è naturale e pub essere proficuo, che questo stridente contrasto venga reso pubblico in modo cosi goffo è certamente dannoso (agli stessi protagonisti era già successo di contraddirsi in occasione della lite tra l'allenatore e Heinze, confermata da uno e negata dall'altro). A chi devono credere i tifosi e gli stessi calciatori: a Sabatini o a Luis Enrique? Se non si è d'accordo - ed è, come detto, naturale che succeda - si smussano gli angoli, si individua una linea comune e poi la si porta avanti compatti.
Non ci vengono in mente grandi società che abbiano trasferito in tv i propri contrasti interni, se non nei momenti della resa dei conti. E ci rifiutiamo di pensare che la nuova Roma, quella che mn guarda al risultati ma pensa solo a coltivare un progetto ambizioso, sia arrivata alla resa dei conti solo perché ha perso una partita con l'Udinese. A meno che questi troppi scricchiolii, questi rumori sinistri, non nascondano un malessere più profondo.