L'argentino: "Che gioia". Luis Enrique lo esalta

La penna degli Altri
lunedì, 24 ottobre 2011 alle 9:44
IL TEMPO (A. AUSTINI) - Il predestinato si era fatto aspettare fin troppo. Erik Lamela ci ha messo oltre due mesi a smaltire un infortunio ma gli sono bastati appena otto minuti per entusiasmare l’Olimpico. Si sono alzati in piedi tutti, compreso Totti, quando il colpo del mercato romanista ha trasformato in oro il primo pallone toccato. Un impatto devastante sulla partita, un motivo in più per credere che il bello deve ancora arrivare.
Si è visto nel resto della partita ma c’è da essere ottimisti se, come racconta Luis Enrique, è vero che Lamela «ascolta sempre cosa dicono i compagni». L’altra faccia della giornata è una Roma ancora fragile, poco cattiva davanti alla porta e traballante dietro. A un certo punto è sembrato di vedere una fotocopia del derby: gol segnato in avvio, dieci minuti di grande gioco poi una lenta regressione. «Cerchiamo di avere il possesso palla per non prendere gol, ma alla fine - ammette Luis Enrique - abbiamo sofferto tantissimo perché di fronte c’era una squadra molto buona. Non do la colpa a un giocatore o a un reparto: quando si soffre dipende da tutta la squadra». Tanta sofferenza stavolta non ha portato alla «solita» beffa finale: per la prima volta in una partita all’Olimpico la Roma ha chiuso con la porta violata. «Ho visto maggiore attenzione al rientro in campo. Ne avevamo parlato nell'intervallo e avevamo iniziato benissimo la ripresa, ma una squadra come la nostra, molto larga, se perde il pallone è quasi morta.È successa la stessa cosa nel derby. Bisogna migliorare nella gestione, evitando errori ridicoli. Ma l'atteggiamento giusto c'è, siamo in crescita».
Anche in classifica, ma Luis Enrique preferisce far finta di niente nonostante i propositi di scalata della vigilia. «I numeri non mi interessano. Vediamo adesso cosa succede, il Genoa con la Juve mi ha fatto una grande impressione». Mercoledì l’esame a Marassi e sabato arriva il Milan per chiudere un mini-ciclo che misurerà le ambizioni della Roma in questo campionato. Per le sentenze c’è tempo. «Quando finisce la stagione - chiude Luis Enrique - potrò dire se sono stato capace di far vedere quello che voglio. L’atteggiamento è incredibile, i giocatori hanno voglia e le cose vanno molto meglio di quello che speravo». Ma ancora non basta.

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