«Sì, Roma: era catenaccio»

La penna degli Altri
venerdì, 17 settembre 2010 alle 12:06
CORSPORT - Abbiamo chiesto a dieci grandi ex giallorossi di analizzare la prestazione offerta a Monaco alla luce delle critiche severe mosse a fine partita da Totti. Tutti (o quasi) d’accordo con lui.
ABEL BALBO
«Voleva concedere poco e ripartire: non l’ha fatto»
«
Io non credo che le inten­zioni della Roma fossero quelle di fare il catenaccio. Peraltro non ha i giocatori per fare questo tipo di gioco. Penso che il piano partita di Ranieri fosse quello di fare molta attenzione alla fase difensiva, concedere il me­no possibile a una grande squadra come il Bayern Mo­naco e poi ripartire per sfruttare gli spazi. Il proble­ma è che di fatto non è qua­si mai ripartita. E credo che questo sia dipeso dal fatto che ha giocato con la paura della squadra tedesca. Fa­cendo così, la Roma si è sna­turata rispetto a quelle che da anni sono le sue caratte­ristiche. Ma questa è una squadra costruita per gioca­re in un’altra maniera» .
ZIBI’ BONIEK
«In dieci minuti ho capito come sarebbe finita»
« Non voglio dare defini­zioni della Roma che ho visto in campo all’Allianz, anche perché se lo facessi potrei usare aggettivi mol­to pesanti. Posso dire però che la cosa che mi ha da­to fastidio è che dopo die­ci minuti si era capito co­me sarebbe andata a fini­re, che il massimo a cui si poteva ambire era il risul­tato di zero a zero, ma che c’era an­che la consape­volezza che prima o dopo i tedeschi avrebbero se­gnato e che la Roma non avrebbe avuto la capacità di reagire. E pensare che appena pochi mesi fa que­sta squadra ha sfiorato lo scudetto giocando un cal­cio offensivo e anche spet­tacolare » .

SEBINO NELA
«Nel calcio ci sono due fasi senza attaccare non si vince»
«Non voglio parlare di ca­tenaccio sì, catenaccio no. Io dico solo che il gio­co del calcio prevede due fasi, una difensiva e un’of­fensiva. A Monaco la Ro­ma ha fatto soltanto la prima. La Roma ha gioca­to a metà, non c’è stata proprio la prestazione perché di fatto i gialloros­si non sono mai riusciti a ripartire. Così è impossi­bile pen­sare di poter vin­cere, soprattutto se si manda in campo un quar­tetto di centrocampisti centrali ma due devono fare gli esterni, possono fare la fase d’interdizione ma non hanno le caratte­ristiche, una volta in pos­sesso di palla, di ribaltare l’azione e ripartire» .
MASSIMILIANO CAPPIOLI
«Tutti indietro per paura: un invito per il Bayern»
«Io più che catenaccio par­lerei di paura. Che poi per un giocatore e una squadra è la cosa peggiore. Ho visto una Roma impaurita che in testa aveva l’idea che un’altra eventuale sconfit­ta avrebbe creato tanti pro­blemi. Tutto questo non ha fatto altro che esasperare un atteggiamento difensivo che, soprattutto nella ripre­sa, si è trasformato in un invito ad attaccare per la squadra tedesca. Ho la sensazione che questa Ro­ma si porti in campo tutto quello che è successo negli ultimi anni senza, però, mai riuscire a vincere qualche cosa d’importante. E questo può essere un pensiero difficile con cui convivere» .

STEFANO DESIDERI
«Voleva giocare diversamente il Bayern non lo ha permesso»
«Quando si prova a giudica­re una partita, non si può non tener conto della squa­dra che hai di fronte. E la Ro­ma, a Monaco, ha giocato contro una grande squadra, pure se erano assenti due campioni come Robben e Ri­bery. La Roma probabilmen­te voleva giocare in un’altra maniera, solo che i tedeschi non glielo hanno consentito. Se devo trovare un difetto, io penso che la Roma abbia la­sciato troppo campo al Ba­yern, avrebbe dovuto costrin­gerlo a partire più da lonta­no. Nel primo tempo le cose non erano andate male, nel­la ripresa invece i gialloros­si hanno pagato un atteggia­mento che ha consentito ai tedeschi di prendere sempre maggiore convinzione» .
MAURIZIO IORIO
«Ripresa tutta in difesa ma non lo ha chiesto Ranieri»
« Per quel che riguarda il primo tempo non parlerei di catenaccio, per la ripresa invece sì, perché la Roma ha pensato solo a difender­si non provando neppure a ripartire. In poche parole, direi che quella vista in campo a Monaco non mi è sembrata la Roma, troppo timida. Ha giocato senza personalità quando invece questa squadra ha dimo­strato di averne. Ho l’im­pressione che i precedenti risultati negativi abbiano avuto il loro peso sull’atteg­giamento della squadra, an­che se non penso che Ranie­ri avesse detto alla squadra di giocare così coperta, an­che perché una scelta del genere nove volte su dieci vuole dire sconfitta» .

ALBERTO FACCINI
«In campo solo per difendersi Senza esterni inutile il 4-4-2»
« Non so se possa parlare del vecchio e caro cate­naccio, so però che la Ro­ma che ho visto in campo contro il Bayern Monaco ha pensato soltanto a di­fendersi. Non ho certo vi­sto la Roma degli anni passati che anche in cam­po europeo era stato prota­gonista di splendide parti­te, giocando un ottimo cal­cio. Faccio fatica a capire perché, poi, que­sta squa­dra continui a giocare con il quattro-quattro-due clas­sico. Non ci sono i giocato­ri con le caratteristiche per giocare in questa ma­niera, Brighi e Perrotta sulle fase sono due adatta­ti. E questo vuole dire non avere quasi mai di fare le ripartenze» .

CAFU
«Nella ripresa squadra troppo rinunciataria»
«Io non so se si può dire che la Roma abbia fatto il cate­naccio, però ero allo stadio di Monaco, l’ho vista dal vi­vo e certamente la mia ex squadra ha avuto un atteg­giamento troppo difensivo. Non tanto nel primo tempo quando in qualche occasio­ne ha provato a ripartire, ma nella ripresa la sensa­zione che mi ha dato è quel­la di una squadra rinuncia­taria, so­prattutto nel mo­mento in cui il Bayern Mo­naco ha cominciato a gioca­re con maggiore velocità. Lì la Roma doveva provare a ripartire, ad alzare il bari­centro, a mettere paura agli avversari. Che, invece, han­no continuato ad attaccare sempre di più trovano alla fine i gol della vittoria».
UBALDO RIGHETTI
«Il vero catenaccio? Menez titolare per colpire in velocità»
«Non si può parlare di ca­tenaccio perché se decidi di farlo, scegli giocatori diversi da quelli che sono andati in campo a Mona­co, decidi per cinque di­fensori e due mediani d’in­terdizione. E’ difficile pen­sare al catenaccio quando giocano giocatori come Pi­zarro e De Rossi. Se deci­di di fare il catenaccio, per esempio, un giocatore come Me­nez è il primo che devi mandare in cam­po perché puoi sfruttare il suo talento e la sua veloci­tà negli spazi. Per spiega­re il momento negativo della Roma, non può ba­stare solo la questione tat­tica. Credo ci siano anche altri problemi che non so­no di facile soluzione » .

ALDAIR
«Con questa impostazione Ranieri si è consegnato»
«Difendersi può anche es­sere una scelta giusta, so­prattutto se di fronte hai una grande squadra come il Bayern, ma rinunciare ad attaccare di fatto vuo­le dire consegnarsi agli avversari perché prima o dopo un gol lo subisci. Lo stesso Bayern nel primo tempo quasi non ci crede­va, quando si è convinto, nella ripresa ha comin­ciato ad attaccare e dopo una serie di occasioni ha trovato il gol decisivo. La Roma non ha mai fatto preoccupare gli avversa­ri, concedendo sempre più campo. Anche a Lione la Roma si era difesa, ma era sempre ripartita, vin­cendo e dando una lezio­ne di gioco
» .

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