Il sorpasso e un mazzo di fiori in curva

La penna degli Altri
domenica, 18 aprile 2010 alle 12:13
IL ROMANISTA (F.BOVAIO) - Se a un romanista di più di quarant’anni nominate Pierino Prati lo vedrete subito accendersi d’entusiasmo nel ricordare le sue imprese nei derby con la Lazio degli Anni 70. Nella stagione 1974-75, infatti, proprio lui segnò due volte nei tre consecutivi 1-0 con i quali la Roma sconfisse i biancocelesti in tre derby su tre: due di campionato e uno di Coppa Italia. Tre successi strepitosi che la squadra di Liedholm collezionò grazie ad un gol di Pierino il 9 settembre 1974 in Coppa Italia, ad uno di De Sisti l’1 dicembre in campionato e ad un altro di Prati il 23 marzo 1975
«La gente mi voleva bene, anche perché dopo il campionato del terzo posto, soprattutto per la curva, ero diventato un idolo - ricorda Prati - Quella era una Roma piena di ragazzi cresciuti nel vivaio e che potenzialmente poteva diventare una grande squadra. Peccato che a quei tempi la società non aveva ambizioni di primato, perché sulla base della qualità offerta dai vari Peccenini, Rocca, Di Bartolomei e Bruno Conti si potevano fare degli innesti importanti e giocarsela alla pari con tutti. Sul derby di Roma, poi, cosa dire. E’ magnifico giocarlo e vincerlo, soprattutto se hai la fortuna di segnare il gol decisivo come capitò a me in quel campionato. A quel punto per i tifosi diventi un eroe e nessuno ti dimentica più. Quando giocai nella Roma, poi, la Lazio aveva una buona squadra e per questo batterla fu motivo di soddisfazione ancora maggiore». E’ la metà degli Anni 70. I giovani inseguono la moda dei capelli lunghi, dei pantaloni a zampa d’elefante e del dolce vita sotto il cappotto e il quasi trentenne Prati non fa eccezione. Le gente si esalta nel vederlo aggirarsi tra le aree di rigore con la chioma fluente e quel fisico longilineo che lo fa assomigliare al leone in cerca della preda. Dategli la palla giusta, che poi ci pensa lui, dicono i tifosi della Lupa e così capita nel derby di ritorno di quella magica stagione 1974-75, la migliore delle quattro passate da Prati in giallorosso. La Lazio preme, ma Paolo Conti para tutto e in un’occasione è aiutato da Peccenini, autore di un bel salvataggio sulla linea a porta vuota. Alla mezzora della ripresa, però, Agostino lancia proprio Peccenini sulla fascia e sul cross di quest’ultimo il portiere della Lazio Pulici esce a vuoto. Alle sue spalle, tra la pioggia e il fango, sbuca Pierino "la peste", che insacca l’1-0 replicando lo splendido gol di testa che aveva fatto nel succitato derby di Coppa Italia del 9 settembre del ’74, nel quale grazie a quella rete la Roma era tornata a vincere una stracittadina dopo quattro anni di digiuno. Per di più nel centesimo derby della capitale! Prati il "castiga-Lazio" diventa un mito per i tifosi giallorossi di allora e la Roma vola con lui. Peccato che in quegli anni il buon Pierino fosse affiancato da attaccanti non eccezionali. Altrimenti, chissà quanti gol in più avrebbe fatto. Nonostante ciò, l’età avanzata e le glorie accumulate nel Milan, infatti, Prati non venne a Roma a svernare, ma a conquistare un pubblico che non l’ha più dimenticato e che, proprio per lui, inventò un indimenticabile rito propiziatorio consistente nel consegnargli un mazzo di fiori prima di ogni partita giocata all’Olimpico.
L’onere della consegna toccava ad una bella ragazza della curva Sud e il tutto è stato sapientemente raccontato anche dallo scrittore e poeta Fernando Acitelli: «Quando si intravedevano le gambe dei giocatori nel sottopassaggio mobile i raccattapalle andavano a chiamare il novello bomber verso la curva. Prati si metteva sull’orlo del fossato e riceveva un mazzo di fiori da una ragazza bruna, tornita e con i pantaloni scampanati alla moda. La bonona era sostenuta mentre si sporgeva sul fossato da alcuni tifosi, che le tenevano il sedere e, con evidente soddisfazione, la abbrancavano per riprenderla indietro. La curva applaudiva Prati e la belloccia immortalata al dio-guerriero
». Sotto la Sud, poi, Prati correva spesso dopo aver segnato un gol, con le braccia al cielo e i capelli al vento, in quella che ancora oggi è una delle immagini più belle della Roma della metà degli Anni 70. Quella che indossava una maglia color vinaccia con girocollo e polsini arancioni e che aveva cominciato a capire quanto fosse importante la presenza in panchina di un santone come Nils Liedholm. Lui la mente, Prati il braccio e dopo una piccola parentesi di quattro anni il derby ridiventò cosa nostra.

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