LR24 (MIRKO BUSSI) –
Como-Roma, a fine giornata, lascerà l’immagine di
Fabregas e
Gasperini che parlano fuori da un portone del Senigallia come cartolina di una sfida che rimetteva al tavolo, 7 mesi dopo, i due approcci calcistici più polarizzati della Serie A. Un confronto che, in realtà, aveva molte più premesse di quanto effettivamente espresso in campo, anche per via dell’espulsione al Malen che ha obbligato la Roma, praticamente per un tempo, a deporre le proprie armi calcistiche. Ne è venuto fuori il primo pareggio in 5 confronti tra i due allenatori, fin qui in perfetto equilibrio con due vittorie a testa. L’ultima volta, a marzo scorso, Fabregas aveva rimontato Gasperini, da 0-1 a 2-1, anche stavolta potendo beneficiare di un terzo di partita (dal 64’) in superiorità numerica.
Restringendo l’analisi al primo tempo, le pressioni della Roma avevano dimostrato una tenuta particolarmente resistente, soprattutto considerando lo stress-test imposto dai vari smarcamenti, apparsi ancora piuttosto meccanicizzati, con cui Fabregas sta via via scivolando da un approccio posizionale a un altro più relazionale. La fluidità con cui si muoveva l’Inter di Inzaghi, a cui l’allenatore spagnolo ha fatto riferimento, è ancora distante dal movimento dei giocatori del Como, preoccupati di mantenere comunque una struttura riconoscibile che ne attutisca eventuali rovesci in transizione.
Al 10’, l’elasticità difensiva della Roma rompe la costruzione del Como: seppur scombinata dai movimenti del Como, con Nico Paz e Caqueret che giocavano a tirar fuori Hermoso e Mancini, Wesley sporca una ricezione di Diao gettando le premesse alla riconquista del pallone che, un paio di secondi più in là, aprirà lo scenario di una ripartenza media a Malen, in conduzione, fino a rifornirsi da Dybala in uno contro uno dal vertice dell’area. Il recupero precipitoso del Como salverà Butez da rischi ma servirà da campanello d’allarme. Dal fallo laterale seguente, infatti, un altro tratto tipico della Roma, quello della riaggressione, sarà il terreno su cui si riconquisterà il pallone che Pellegrini calcerà sul palo dal limite dell’area. In questo caso sono Dybala e Molina, una volta perso il pallone in zona ultra-offensiva, a reagire immediatamente per riaverlo di nuovo a disposizione, spolverato, ai bordi dell’area del Como. Da Dybala a Koné, fino a Pellegrini e il resto della sequenza è già stato visto e maledetto a sufficienza.
Dall’altra parte, l’inventario di Fabregas per districarsi dal sistema difensivo di Gasperini prevedeva il solito utilizzo di Butez con le giocate al terzo uomo per raggiungere il centrale liberato dalla pressione di Malen o Dybala. Rispetto ai video che avrà visto dell’Inter, però, quello che più è mancato al Como è l’abilità nel ricevere e combinare sotto pressione dei propri vertici offensivi, materia in cui Lautaro e soci sono difficilmente replicabili. Con Douvikas spesso e volentieri inghiottito da Ndicka nel duello ripetuto, tanto che a fine partita l’allenatore spagnolo parlerà così del centrale romanista: “Ndicka è un generale. Guardo le partite della Roma, questo è un giocatore fondamentale di Gasperini. Per essere sempre in uno contro uno, se non sei un fenomeno non puoi giocare. Tanto merito suo, non demerito di Douvikas”.
La principale differenza di formazione nel Como, rispetto a 7 mesi fa, era rappresentata da due nuovi terzini: Couto da un lato e Kaiki dall’altro, entrambi creativi a sufficienza da poter sfruttare quella maggior libertà che, inizialmente, Gasperini concede sulle ampiezze. Infatti, col pallone centrale, il dosaggio dei riferimenti sull’uomo della Roma è differente in base ai posizionamenti avversari. Per poter accorciare su eventuali giocate dirette, che anche il Como ha ricercato, Pellegrini dal lato di Couto e Molina su Kaiki, allentano le proprie marcature per poi uscire in pressione quando i loro riferimenti ricevono. La maggior distanza, inevitabilmente, concede un tempo di ricezione che a nessun altro, degli 8 di movimento, è permesso. Proprio per questo, come si vede sopra, per disarcionare il sistema di pressioni romaniste, il Como passava dai propri terzini. Qui, quel tempo in più concesso, poteva risultare letale, come accadrà almeno un paio di volte nel primo tempo, con Couto e Kaiki entrambi abili a scartare internamente il proprio rivale e poter avanzare in conduzione fino ad avere possibilità di rifinitura. In entrambi i casi, proprio per non dare vantaggi nell’uscita al riferimento avversario, il Como arrivava da Kaiki o da Couto saltando un passaggio: a sinistra, ad esempio, ci era arrivata direttamente da Butez mentre ad azionare Couto era stato Chalobah, centrale opposto.
Anche a guardarla dai dati, Como-Roma di domenica ha mostrato segnali confortanti per Gasperini rispetto a 7 mesi fa: nel primo tempo della passata stagione, chiuso peraltro in vantaggio, la squadra di Fabregas aveva comunque accumulato 1,12xG, valore praticamente dimezzato due giorni fa, quando si è fermata a 0,61xG nei primi 45’. La principale differenza si è vista, invece, nella capacità della Roma di costruire e far avanzare il pallone in maniera progressiva, senza rifugiarsi in continue costruzioni dirette, un aspetto che le ha permesso di interrompere la sequenza di possesso del Como. Nel ritorno di un anno fa, nonostante 10 minuti in più in parità numerica, la Roma aveva sommato appena 6 possessi lunghi (quelli di durata compresa tra 20” e 45”), domenica sono stati il doppio, 12.