ZANIOLO: «Scalpito per rientrare, la gente a Roma è fantastica. Mourinho? Siamo gasati, ma devo tanto a Fonseca»

La penna degli Altri
sabato, 29 maggio 2021 alle 8:03
zaniolo trigoria
SPORTWEEK - Gli inizi da predestinato, poi i momenti bui dell'infortunio fino ad arrivare alla fase di recupero che il classe '99 arrivato alla Roma dall'Inter nel 2018 sta per ultimare: dopo l'anticipazione circolata nella giornata di ieri, di seguito un altro estratto della lunga intervista concessa da Nicolò Zaniolo al settimanale:
Nicolò, come stai?
«Dopo la vittoria del derby e l'ok del professore Fink ancora meglio».
Non vedi l'ora di...?
«Rientrare e aiutare la squadra. Ho passato un anno in tribuna, sperando ogni domenica che il mister mi chiamasse. anche se era impossibile che succedesse... Ora sto bene, scalpito».
Mamma dice che eri un bambino iperattivo, col pallone ai piedi e il poster di Kakà in camera: che ragazzo sei?
«Estroverso, generoso e molto testardo.
E che uomo vuoi diventare?
«Devo crescere sotto tanti punti di vista. Ho 21 anni e molti se lo scordano. E tre obiettivi: prendere la patente, affermarmi come calciatore e come persona».
Chi vorresti invece incontrare?
«Ibrahimovic: è un dio. Un mito. Mi piacerebbe parlargli, vedere come si approccia alla partita e giocarci, perché l'ho fatto solo alla play, dal vivo mai».
L'ultima volta che hai pianto?
«Quando mi sono rotto il crociato la seconda volta, ho pianto veramente tanto. Chiuso in casa per una settimana, ho spento il telefono, non riuscivo più a parlare, né a sorridere. Ho pensato di mollare. Vedevo i ragazzi camminare, volevo essere come loro. Io per tre mesi mi tiravo su con le stampelle. Poi grazie ai miei e agli amici, sono arrivato a oggi con più voglia di prima»
Quante volte hai rivisto quel contrasto con la mente?
«Poche e se capita mi viene ancora la pelle d'oca».
Eri più disperato o arrabbiato?
«Arrabbiato, perché ti puoi disperare, ma ormai è capitato. Ma mi sono chiesto tante volte: perché proprio a me? Perché?»
La gente si immedesima nel dolore, hai sentito l’amore dei ro- manisti?
«E' come se avessi giocato ogni domenica e fatto ogni volta... doppietta. La gente qua è incredibile. C'è un tifoso, Lorenzo, che mi scrive tutti i giorni e tiene il conto della riabilitazione: siamo 2400 giorni e qualcosa».
Hai gestito le svolte della vita, come si fa a rinunciare a un Europeo?
«Pensando al bene dell'Italia. ai compagni che se lo sono meritato sul campo: io è tutto l'anno che li guardo in tv. Il ct mi ha chiamato tante volte. Ha deciso e mi ha spiegato: “Non ti convoco per rispetto della squadra, si creerebbero dinamiche scomode nel gruppo”. Lo capisco. Poi certo, un po' di rammarico c'è perché ci speravo. Ma alla fine, se tutto andrà bene, ci saranno Mondiali e Europei, quanti ne voglio».
Cosa avresti dato per esserci?
«Mi sarei rotto un'altra volta il ginocchio...»
Aspettando il Qatar 2022...
«Quello è l'obiettivo, però facciamo passo dopo passo, Vinciamo l'Europeo, poi si potrà dire la nostra anche al Mondiale».
L'avversario più difficile?
«Ho incontrato i difensori centrali più forti del mondo: Van Dijk. Chiellini, Sergio Ramos e Skriniar. Che è il più fastidioso, uno di quelli che soffro: tosto, arcigno, non molla niente».
È tosto e incontentabile anche Mou. Punta sui giovani e su di te. Che colpo per Roma e la A.
«Siamo gasati, Mourinho è un grande allenatore, ha vinto tanto, ha grande personalità. Non vedo l'ora di cominciare. Anche se bisogna dar merito a Fonseca, è stato un professionista».
Fonseca ti ha messo sotto con la fase difensiva (che ti tornerà utile con Mou), ha chiuso bene con la vittoria nel derby, ma cosa è mancato alla Roma, oltre a Zaniolo?
«Fino a gennaio eravamo terzi, con la ]uve sotto. Un pensierino alla Champions e allo scudetto l'ho fatto, poi c'è stato un blackout, troppe partite ravvicinate, troppi infortuni e troppa sfortuna. Speriamo di riprenderci subito quello che è nostro».
Anche perché lo Special One conosce solo 2 parole: Scudetto e Champions. Anzi 3, Triplete.
«La penso come lui: bisogna puntare al massimo sempre, a nessuno piace perdere. Lui saprà gestire le sfide cruciali, quello che ci è mancato quest'anno».
Chi porteresti alla Roma?
«Ibrahimovic. Vorrei la sua costanza e il talento di Messi».
Mou gioca col 4-2-3-1: mezzala Sinistra, trequartista, esterno di destra, dove ti piace di più?
«Ovunque. Ma ultimamente mi trovo molto bene a destra. Grazie a Fonseca ho capito che non devo rincorrere tutti, ma gestire il fiato, perché poi quando hai preso palla, per attaccare la porta avversaria ne serve ancora».
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