Via alla battaglia degli strateghi: in palio c’è l’eredità di Conte

La penna degli Altri
giovedì, 28 agosto 2014 alle 8:32
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CORSERA (R. PERRONE) - Uno spettro si aggira per l’Italia (delle panchine). Si avverte una grande presenza- assenza, una situazione anomala. Se è vero che la Juventus, con il tricolore ma senza stelle sul petto, deve essere collocata per tradizione, onorificenze e forze al di sopra delle altre, nessuno degli strateghi in campo deve difendere un «suo» scudetto. Il campionato che comincia è orfano del suo stratega supremo, Antonio Conte. A contendersi il titolo ci saranno gli stessi tecnici del 2013 con una sola novità (e un outsider, Stefano Pioli): Filippo Inzaghi al Milan.
Allegri ha cambiato domicilio, ma c’era anche un anno fa. E proprio a Max e Pippo, che vivono un sereno disprezzo reciproco sfociato nel 2012 in una lite leggendaria, spetta il Compito con la c maiuscola. Max ha raccolto in una sera di mezza estate la pesante eredità di Antonio Conte. Tre anni di successi ma anche di logorio. Una squadra spremuta? Se fosse così, lo stemperante Max, rigoroso ma meno estremo di Antonio è l’uomo giusto. Però, se non ama lo scontro frontale, nemmeno lo teme. Il suo più grosso problema è strategico: deve traghettare senza strappi il 3-5-2 prolifico e vincente al 4-3-3 in tutte le sue varianti senza perdere i punti di riferimento e, soprattutto, senza perdere troppi punti in avvio, come gli è accaduto al Milan. In questo senso, con la sua duttilità, potrebbe avere miglior vita in Europa. Fino a un certo punto. E con un po’ di fortuna, anche oltre.
Il Milan si affida, dopo Seedorf, a un altro dei suoi grandi medagliati, Filippo Inzaghi. Questa volta con qualche etto di esperienza (alle giovanili), in più. A differenza di Allegri non può che migliorare. Il Milan (senza coppe da 15 anni) è all’anno zero, nella stessa situazione del 1998-99 quando Alberto Zaccheroni conquistò uno scudetto impensato. Non ha problemi di modulo e, come ha già detto dopo aver battuto la Juventus nel triangolare di Reggia Emilia, la squadra non dovrà pensare ai nomi ma dimostrare la sua competitività con agonismo e desiderio. Una squadra alla Pippo, rapida, rapinosa e perfida.
Si trova nella situazione di Conte del 2011, come Rudi Garcia un anno fa. Rudi ha riportato la chiesa di Roma al centro del villaggio, ma ora ha l’obbligo di costruire il campanile. Ha messo un Iturbe nel motore di destra, perfetto contraltare di Gervinho e ha elevato il tasso d’esperienza con Ashley Cole. Garcia è abile, anche dialetticamente. È un Mourinho meno spigoloso e gli tornerà utile per tenere testa alle aspettative della piazza. Il vibrante secondo posto del campionato 2013-2014 chiede un miglioramento o almeno una ripetizione. Rudi lo sa e ha avviato le sue manovre, sperando che il segreto dell’eterna giovinezza sia sempre saldamente nelle mani di Totti.
Anche per Rafa Benitez è tempo d’esami. Terzo posto e (tormentata) coppa Italia potevano bastare nell’anno di transizione dal periodo mazzarriano. Benitez è un allenatore colto, preparato ed esperto, ma lo perseguita la fama di stratega incapace dell’ultimo strappo, quello in su. Sa stare in alto, ma raramente più in alto (degli altri). Un po’ la stessa situazione di Walter Mazzarri. Il suo sistema è codificato. Gran lavoratore, bravo nel sistemare le sue squadre in campo, ha esaurito il tempo della sperimentazione. Ha cominciato la stagione 2013-2014 con Moratti, l’ha finita con Thohir.
Non è stato sfiorato dallo spoil-system indonesiano, ma è obbligato a migliorarsi. In questa sezione «strateghi attesi al salto di qualità» c’è anche Vincenzo Montella. Ormai fuori dalla categoria «giovani rampanti» ha dimostrato la sua bravura pilotando la sua Fiorentina al 4° posto e restando in quota Champions per un lungo periodo, giocando senza attacco per gli infortuni di Giuseppe Rossi e Mario Gomez. Bravissimo nella gestione/organizzazione, Montella dovrà «vedere» le sue capacità con l’asticella alzata sensibilmente. Post scriptum per Stefano Pioli alla prima prova con una squadra di (possibile) vertice. Gli è stata affidata una Lazio scalpitante e dovrà trovare la sintesi perfetta tra le sue ambizioni e quelle della società. Buona strategia a tutti.

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