Serie A e Infront: l’anomalia italiana dei diritti tv. Le altre leghe li vendono da sole, senza minimi

La penna degli Altri
giovedì, 13 novembre 2014 alle 8:40
diritti tv la lega calcio spaccata in due in ballo 200 milioni
GASPORT (M. IARIA) - Quello di Infront è un caso unico nel panorama internazionale, almeno guardando alle leghe di riferimento in Europa. Il meccanismo del minimo garantito, o meglio della garanzia di risultato, funziona praticamente solo da noi, con Infront che per il prossimo triennio (2015-18) si è impegnata ad assicurare ricavi minimi da 980 milioni annui alla Serie A per la commercializzazione dei diritti televisivi. Cosa significa? C’è una lettera di patronage firmata dall’azionista di riferimento dell’advisor, il fondo d’investimento Bridgepoint: è una sorta di scialuppa di salvataggio per le società, nel caso in cui gli affari andassero male a tal punto da non raggiungere la soglia dei 980 milioni: in teoria sarebbe la stessa Infront a coprire la differenza tra le aspettative e gli incassi reali.
FATTORE DECISIVO - Questa tipologia di offerta è sempre stata determinante nella scelta dell’advisor della Lega: avendo quella garanzia di entrate minime le società, in particolare le medio-piccole, possono pianificare con più tranquillità i budget. La realtà è che a ogni ciclo di vendita il minimo garantito è stato abbondantemente superato, sempre. E i ricavi non hanno smesso di crescere: 965 milioni annui nel biennio 2010-12, 1 miliardo nel 2012-15 e per il prossimo triennio sono stati già incassati 1129 milioni tra pay tv ed estero con una stima finale di 1,2 miliardi. Rinegoziando il contratto (che durerà fino al 2021), la Lega ha ottenuto un abbassamento delle commissioni. Quest’anno Infront percepisce 40 milioni sul miliardo di venduto; dalla prossima stagione, ipotizzando 1,2 miliardi di ricavi, dovrebbe incassare 45-50 milioni: sarebbero stati 80 con il vecchio contratto visto che sopra il miliardo scattava una commissione marginale del 20%. Per alcune società è comunque troppo: in passato club come Juve, Roma e Napoli hanno messo in discussione la necessità stessa di avere un advisor che non sia un semplice consulente ma una sorta di garante finanziario.
ALL'ESTERO - La Spagna è l’unico grande Paese in cui i diritti sono venduti soggettivamente, anche se è in discussione una legge per il passaggio alla contrattazione collettiva a partire dal 2016-17. Per ora il Real, il Barcellona e le cenerentole della Liga cedono i diritti tv a un intermediario, la Mediapro, che poi si occupa di piazzarli ai broadcaster. Vige un sistema centralizzato, invece, in Premier e Bundesliga ma, a differenza della Serie A, la lega inglese e quella tedesca non si servono di un advisor alla Infront. Predispongono dei bandi, privilegiando la vendita per prodotto e non per piattaforma, magari si servono di qualche consulente ma senza chiedere minimi garantiti. In generale, il loro approccio al calcio business è completamente diverso dal nostro: si sforzano di esplorare nuove fonti di ricavi, si sporcano le mani, non dipendono finanziariamente da un ente terzo.

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