Il difensore del Como Jacobo Ramon ha rilasciato un’intervista dove ha affrontato diversi temi. Tra questi, le potenzialità del Como e la sfida contro la Roma al rientro dalla sosta. Di seguito le sue parole.
La ritrovo in Champions...
Jacobo sorride, e parte: «Beh, era chiaro che quello del Como era un progetto ambizioso. Avevamo grandi aspettative, ma magari non tanto grandi come la Champions. È stato un cammino spettacolare con un finale magnifico. Siamo una grande squadra, ce lo siamo meritato».
E lei? Non aveva praticamente giocato e si è trovato titolarissimo.
«Fabregas mi aveva chiamato mostrandomi grande fiducia, però sinceramente non mi aspettavo di giocare tanto e subito. Sono migliorato e cresciuto tantissimo».
Un anno fa diceva che dalle prime impressioni la Serie A le sembrava un campionato più fisico della Liga. Oggi cosa dice?
«Che le nuove regole hanno migliorato tantissimo il gioco, lo rendono molto più dinamico. Noi ci stanchiamo di più, ma per il pubblico è positivo: finora non ci sono stati 0-0, ci sono più gol, il calcio è più offensivo, più spettacolare e divertente. Per esempio noi che lo scorso anno abbiamo chiuso tante partite senza incassare quest'anno non ci siamo ancora riusciti, perché si gioca molto di più».
E c’è grande competizione
«Eccome. In Liga ci sono tante squadre di livello, ma alla fine il titolo se lo giocano Barcellona, Real e Atletico. In Italia ci sono 6-7 squadre che lottano per il titolo, diciamo 8 con il Como, e penso che si perderanno parecchi punti per strada».
E dopo la sosta Como-Roma.
«Partidazo. La Roma è fortissima e lotterà per lo scudetto».
L'Inter è la grande favorita?
«Hanno vinto con distacco un anno fa, si sono rafforzati bene e sono partiti col piede giusto. Però cercheremo di metterli in difficoltà».
Ecco, e voi?
«Non ci pensiamo. Abbiamo appena iniziato. Cercheremo di vincerle tutte e poi vedremo dove saremo a fine stagione. Piano piano (in italiano, ndr)».
E la Champions?
«Una meraviglia. Avevamo una gran voglia di giocarla e si è visto nell'esordio col Lipsia: siamo entrati super super motivati ed è andata benissimo».
Cosa dice di Fabregas? È un elemento di rottura per il calcio italiano?
«Non direi. È chiaro che non si può piacere a tutti, nella vita è così. Cesc ama tantissimo l'Italia e ammira molto il calcio italiano. Ciò che cerca di fare è promuovere il movimento, che si giochi un calcio più vistoso, bello da vedere. Facendo cose diverse cerca di aprire il calcio italiano perché lo veda più gente possibile. Roma-Inter è stata una partita magnifica, quello è il cammino». (…)
Indossa la maglia della Spagna, e ci sono 2 stelle. Dove ha visto il Mondiale?
«Al mare, a Gandia, non lontano da Valencia, in un bar con gli amici. Abbiamo fatto grandi feste».
Ed è alla porta di questa grande squadra.
«Sarebbe un sogno. Lavoro tutti i giorni per arrivare nella Absoluta. Il problema è che parliamo della miglior nazionale del mondo, la concorrenza è tremenda».
Il Como la aiuta a coltivare il sogno.
«Senz'altro. Ci siamo fatti un nome per risultati e per gioco e quindi ci vede più gente. È una bella vetrina».
Vetrina con pochi italiani.
«Non faccio io la rosa, ma quest'anno sono di più! Sono arrivati Ricci e Kean che sono in nazionale, Liberali che è con l'Under 21... Poco a poco aumenteranno».
Cosa pensa delle difficoltà della nostra nazionale?
«Sono sorpreso. Perché ci sono tanti giocatori di ottimo livello, sinceramente non riesco a spiegarmi cosa succede quando vanno in nazionale. Se guardi la formazione schierata contro il Belgio c'era tanta qualità. Non so cosa dire, ma sinceramente io penso che potete stare tranquilli, che il futuro è in buone mani, tornerete grandi».
Voi intanto in questo momento siete campioni, tra uomini e donne, in 8 categorie calcistiche differenti. La ricetta?
«Si lavora in maniera eccezionale il fútbol base, i ragazzini già da piccoli apprendono a giocare con idee chiare e attenzione alla tecnica. Qui in U21 arrivano ragazzi di 18-19 anni e non sfigurano, sono già pronti». (...).
(Gasport)