Per Kjaer è ritorno al futuro

La penna degli Altri
mercoledì, 07 marzo 2012 alle 9:28
IL ROMANISTA (P. A. COLETTI) -Dodici partite per dimostrare di essere da Roma, per far ricredere tutti. Questo il tempo a disposizione di Simon Kjaer. È arrivato il suo turno.
L’infortunio di Juan nel derby, una lesione di secondo grado del legamento collaterale mediale che terrà fuori uso il brasiliano per circa 50 giorni, lascia poco margine di scelta a Luis Enrique. Per il ruolo di difensore centrale sono rimasti solo in due: Heinze e, appunto, Kjaer. Per il 22enne nato a Horsens è giunto il momento di lasciarsi alle spalle il periodo negativo iniziato proprio con l’espulsione nel derby d’andata. Da quel giorno Simon ha perso molte certezze. Un problema di testa, insomma. Fisicamente è a posto, compagni e dirigenti sono convinti che sia un campione con qualità fisiche e tecniche al di sopra della norma. «Sbagliare qualche partita a Roma diventa una condanna definitiva. Lui tra l’altro ha solo sbagliato qualche pallone, non partite» ha detto ieri Sabatini.
Il ds lo ha fortemente voluto e alla fine lo ha preso in prestito. La Roma, se vorrà riscattarlo, a giugno dovrà versare altri 7 milioni nelle casse del Wolfsburg. Ora sta a Kjaer dimostrare in campo di valere quella cifra. E, forse per la prima volta dall’inizio dell’anno, la fortuna pare essersi schierata dalla sua parte. Il destino ha voluto che la partita del riscatto verrà giocata a Palermo. La città e la squadra dove Simon si è affacciato al grande calcio, dove si è affermato. In due anni, dal 2008 al 2010, in maglia rosanero ha collezionato 65 presenze, segnando anche 5 gol. L’occasione è ghiotta per Simon, lì tra gli spalti del Barbera, quella che è stata la sua casa, dovrà scrollarsi di dosso tutte le ansie e le paure che l’hanno bloccato fino ad ora (...). Vuole dimostrare di poter essere il futuro della difesa giallorossa. Per riuscirci potrebbe trarre ispirazione da un suo collega che di Roma se ne intende.
Un certo Philippe Mexes che, nonostante la fuga milanese, nella capitale ha lasciato qualcosa in più di un pezzo di cuore. Il primo anno del francese in maglia giallorossa assomiglia in modo impressionante a quello di Kjaer. 15 settembre 2004, Champions League, Roma- Dynamo-Kiev, Mexes decise di rifilare un calcetto a un avversario e si fece cacciare dal campo. Era la partita della monetina lanciata contro l’arbitro Frisk. La gara venne sospesa e la Roma perse a tavolino. Un presagio per quella che tutti ricordano come una delle stagioni più buie della storia giallorossa. Quella dei 4 allenatori, della salvezza alla penultima giornata. Un annus horribilis per la Roma ma anche per Philippe Mexes. Dopo quell’espulsione il francese ebbe un crollo mentale, le prestazioni in campo erano a dir poco insufficienti, la piazza era già stufa di lui, del suo comportamento da bullo, della sua capigliatura. Con la forza d’animo e la spavalderia, ma soprattutto con tutta la sua classe, Mexes in poco tempo fece ricredere tutti, diventando un vero romano, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Rugantino”.
Una strada che si augura di percorrere anche Simon Kjaer. (...) Un percorso fatto di buone prestazioni partita dopo partita, per diventare indispensabile per Luis, per entrare nei cuori dei tifosi.

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