No a Tavecchio, si ad una grande Roma

La penna degli Altri
martedì, 05 agosto 2014 alle 10:03
claudio lotito e carlo tavecchio 568651
IL ROMANISTA (G. SANZOTTA) - Se non fosse stato per quello scivolone con l’Inter sarebbe stata un’estate da ricordare per noi tifosi romanisti. Ma solo come tifosi romanisti perché poi come amanti del calcio avremmo molto da dire. Partiamo però con il sentimento dei tifosi. Archiviato il campionato precedente con un risultato per noi inaspettato ci aspetta una nuova avventura. E stavolta non ci nascondiamo, partiamo con ambizioni di vittoria fortificate anche da questa campagna acquisti. Sono arrivati Iturbe e Astori proprio mentre sembravano destinati ad altri. A livello psicologico è come una vittoria, adesso ci aspettiamo da loro delle buone cose in campo. Ma anche le partite negli Usa ci hanno proiettato nella dimensione internazionale che ci compete. Non abbiamo giocato con le selezioni di dilettanti di qualche locolità montana. Ma siamo andati negli Usa per battere i campioni d’Europa del Real oppure per competere con il Manchester. Peccato quello scivolone con l’Inter, che ha comunque un aspetto positivo, serve a ricordarci che avere ambizioni è giusto, ma le vittorie si costruiscono sul campo e nel calcio nessun risultato è mai scontato e che le previsioni talvolta si rivelano bugiarde. E’ naturale che dopo aver chiuso un campionato al secondo posto con merito non si può che ripartire per il primo. E’ naturale che chi non aveva considerato la Roma tra le grandi nello scorso campionato, adesso dovrà per forza ricredersi e i giallorossi saranno inseriti tra i favoriti.
Ancor di più perché a livello statistico sembra quasi impossibile che la Juventus possa ripetersi, inoltre non ha più Conte e il nuovo allenatore avrà molte difficoltà. E’ sempre così quando si prende il posto di un vincente. Ma questo non può rassicurarci. Così come bisognerà vedere come si rafforzerà il Napoli. Inoltre ci potrebbe essere qualche sorpresa. Questo per dire che stavolta partiamo per vincere, che la rosa è stata ampliata e migliorata in quel mix, per me giustissimo, di veterani e giovani. Inoltre ancora qualcosa sarà fatto e non mi preoccuperei poi tanto se Destro non segna. Importante saranno le reti che contano. Ma quella gara con l’Inter deve farci riflettere. Niente è scontato. Questo per dire che si vince mantenendo umiltà e concentrazione. E quello spirito di squadra che è stata l’arma in più della Roma. Questo naturalmente è un discorso che deve riguardare i calciatori e l’allenatore. A noi tifosi spetta il compito di sostenere la squadra con passione, ma anche con la testa. Non dobbiamo più correre il rischio di giocare in casa con mezzo stadio vuoto. Le norme e le sanzioni possono essere stupide, ma perché dobbiamo pagarne le conseguenze noi a Roma? Stavolta dobbiamo vincere, ci saranno già gli avversari (speriamo soltanto in campo) che cercheranno di impedircelo, non dobbiamo metterci delle difficoltà aggiuntive. Poi fermiamoci qui, un po’ di scaramanzia ci vuole. Ma non può impedirci di sognare. Anche perché torniamo in Europa, abbiamo una squadra forte, una società organizzata e c’è uno stadio da realizzare. Come spesso accade in Italia c’è sempre un fronte del no pronto a combattere qualunque opera.
C’è sempre chi dice che le priorità sono altre ecc. Io so solo che questa è una grande occasione per Roma, darà lavoro e un contributo alla ripresa economica di questa città. E darà a noi romanisti la nostra casa. Speriamo che le difficoltà siano presto superate, anche perché proprio da Roma dovrebbe partire un messaggio nuovo per il mondo del calcio italiano. I nostri stadi fanno schifo, il fatturato delle nostre società è lontanissimo da quello dei grandi club europei. Così, se una volta i campioni venivano da noi, adesso per tutti è difficilissimo trattenerli qui. Così rischiamo di non essere altamente competitivi in Europa e nemmeno a livello di nazionale. Un declino mestamente emerso in Brasile. Speso si dice che quando si cade in basso non ci si può che rialzare. Purtroppo non sempre è così, si può anche cominciare a scavare. Così il mondo del calcio cosa fa? Niente, anzi scava per andare ancora più in basso. Ieri sui giornali c’era la foto di quello stadio americano con oltre centomila spettatori. E da noi potrà mai accadere questo? No, se sarà difficile andare a vedere una partita. No se non riportiamo le famiglie allo stadio e non creiamo un clima nuovo. Così per la nazionale non basterà avere un mago come allenatore se non si creeranno le occasioni per valorizzare i giovani. Ma chi dovrebbe pensare a questa? La federazione, insomma il governo del calcio. Peccato che uno dei personaggi più influenti sia il presidente Lotito, tanto amato dai tifosi della sua squadra, e che questi presidenti abbiano scelto tal Tavecchio. Una scelta osteggiata inizialmente oltre che da Roma e Juventus (non due società qualsiasi) dai calciatori e dagli allenatori, da chi di calcio ci vive e ci lavora. Se Tavecchio avesse fatto la saggia (per lui) scelta del silenzio, avrebbe scalato la presidenza. Soltanto che parla e quello che dice potrebbe essere definito comico se non uscisse dalla bocca di un uomo che dovrebbe avere, una volta eletto, in mano le redini del calcio. Dopo averlo ascoltato può essere quello l’uomo del rilancio? Ancora più preoccupante e che se ne discuta ancora. E una discussione che si protrarrà ancora per chi sa quanto tempo. Non solo, ma più si accende la discussione e più aumentano le divisioni. Forse sarà proprio Tavecchio a imprimere una svolta. Credo che sarà lui a togliersi dalla contesa, potrebbe essere il suo il contributo all’inizio di una fase di vera riforma. Una riforma necessaria per attirare capitali e campioni in Italia, sapendo che il marchio Roma ha una possibilità di attrazione superiore. Io voglio sognare, sogno di riportare lo scudetto in questa città, ma perché non pensare a un giorno in cui poter vincere anche in Europa? C’è ancora una ferita aperta 30 anni fa da risanare. E il Circo Massimo da riempire di gioia per cancellare una serata di tristezza

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