Fatica a parlare. E non potrebbe essere altrimenti. A otto minuti dalla fine, stava regalando una delle notti più belle della storia alla Roma. E per di più davanti a
Mourinho, l'ex amato e mai dimenticato, surclassato dal punto di vista del gioco, dell'atletismo e del dinamismo. Poi, come un'onda con un castello di sabbia, la Roma si è dissolta. Di colpo. Senza provare nemmeno a resistere. Errori individuali (Gollini,
Balerdi e Molina) ma soprattutto una squadra che è sembrata spegnersi. E Gasp, nel post-gara, almeno inizialmente ne è l'emblema. Svuotato, come poche altre volte lo avevamo visto: «Braccetto? Forse. Ci siamo piantati sul traguardo, anche nel modo meno previsto. Sui calci d'angolo siamo stati passivi. Abbiamo perso una partita che avevamo condotto in un modo notevole. Dà fastidio che siano stati tre gol subiti troppo facilmente, eravamo quasi sagome, questo mi dà davvero fastidio. In un contesto, poi, di una gara di tutt'altro stampo e presenza, di grande personalità. Purtroppo noi siamo vulnerabili in situazioni di questo tipo e ora c'è il rischio di cancellare la partita e guardare solo gli ultimi otto minuti. Io non posso farlo, ma è anche vero che le gare vanno portate in fondo. Lo ripeto, non so spiegarmelo. Nel finale era come fossimo paralizzati dalla situazione». […]
O dalla stanchezza. Però guai a dirlo. Perché quando gli viene sottoposta l'analisi di Mourinho - «I giocatori della Roma erano morti» - si rianima di colpo: «Mi sembra che chi non ne avesse più erano loro. Potevamo fare anche qualche altro gol, dispiace non averne fatti. Li abbiamo surclassati in tutto. I gol li hanno fatti giustamente, valgono, su calcio d'angolo, calciandoli e colpendoli bene. Per il resto non sono stati sicuramente alla nostra altezza. Ci hanno punito con l'unica arma a disposizione, per il resto non avevano altro». Attacca, anche a partita conclusa. Anche se non vale più per il risultato. Vale però per il morale della squadra, uscita distrutta dopo l'harakiri finale. E decimata. Oltre a Cristante e Svilar, si aggiungono alla lista degli infortunati anche Koné e Dybala: «Manu ha avuto uno stiramento, un'elongazione muscolare. Paulo invece un risentimento. Gli altri sono acciacchi. Dobbiamo vedere». […]
«Bisognerà però farlo. E per farlo dovremo ripartire dalla partita. Abbiamo giocato contro il Real in un certo modo e fino a otto minuti dalla fine erano alla disperazione. Poi è vero, le partite non sono mai finite nemmeno con due gol di vantaggio». È questo da ieri sera la Roma ne è consapevole più che mai.
(messaggero)