L'americanizzazione del calcio, come la Fifa World Cup 2026 ha dimostrato, non è solo un tema politico (con l'alleanza tra il presidente Usa Donald Trump e il numero uno della Fifa Gianni Infantino) o culturale (dall'hydration break ai prezzi "dinamici" dei biglietti). L'aspetto più pervasivo (e trascurato) del fenomeno è quello economico-finanziario legato al controllo dei club del Vecchio continente. La colonizzazione extra-europea e soprattutto l'espansione a stelle e strisce sono andate incrementandosi dopo la crisi dovuta alla pandemia che, in particolare in Italia, ha aggravato i deficit del movimento calcistico, rendendolo sempre più permeabile ai capitali d'oltralpe.
Sui 40 club di Serie A e Serie B che prendono parte alla stagione 2026/27- al via dal prossimo 22 agosto per la A e dal giorno prima per la B - sono 19 quelli che di fatto nell'ultimo decennio sono finiti nell'orbita di investitori esteri, l'80% dei quali provengono dagli Usa.
La presenza americana è dominante. L'Atalanta è controllata dal 2022 dalla cordata guidata da Stephen Pagliuca, co-chairman di Bain Capital, che detiene la maggioranza della holding La Dea (avendo lasciato alla famiglia Percassi la quota di minoranza e la gestione operativa).
Il Milan è nelle mani di RedBird Capital Partners di Gerry Cardinale, dopo essere stato acquisito dal fondo Elliott, mentre l'Inter è posseduta da Oaktree, fondo subentrato a Suning dopo l'escussione del pegno sul finanziamento concesso al gruppo cinese.
La Roma appartiene dal 2020 alla famiglia Friedkin, imprenditori texani legati principalmente al business automobilistico Toyota negli Usa.
La Fiorentina è passata nel 2019 a Rocco Commisso e alla sua famiglia e cinque anni prima il Bologna è stato rilevato dall'italo-canadese Joey Saputo, titolare di uno dei dieci maggiori produttori di latticini al mondo. Il Krause Group ha acquistato il Parma nel settembre 2020, rilevando inizialmente la quota di maggioranza da imprenditori locali e salendo nel 2024 al 99 per cento. L'ultima operazione in ordine di tempo riguarda il Frosinone acquistato dal fondo statunitense Clara Vista Investment Partners, che ha rilevato l'80% della società e il 51% della società proprietaria delle infrastrutture e dello stadio Stirpe. Un'operazione da 41,5 milioni che consentirà a Maurizio Stirpe di mantenere una quota del 20% e di restare alla guida del club durante la fase di transizione.
Dalla Serie B sono stati promossi quest'anno nel massimo campionato altri due club con proprietà a stelle e strisce: il Monza, passato dalla famiglia Berlusconi agli americani di Beckett Layne Ventures e il Venezia, comprato nel febbraio 2020, da una cordata statunitense attraverso la società Newco 2020 LLC. Nel club lagunare lo scorso maggio è entrato con una quota di minoranza anche un altro veicolo di investimento (che ha apportato fondi per 100 milioni), guidato dagli americani Tim Leiweke e Francesca Bodie, diventata la nuova presidente. Il Cagliari dal 2025 ha una proprietà mista italo-americana. [...]
Se fino a poco tempo fa la cadetteria era il regno degli imprenditori del territorio, oggi anche questo campionato è diventato terreno di caccia per gli investitori internazionali. Attualmente in Serie B sono sei i club riconducibili a proprietà estere o fondi internazionali. [...]
(Il Sole 24 ore)