Lassù nell’attico della classifica c’è l’Inter, e se lo aspettavano tutti. Ma ci sono pure, con 13 punti in 5 giornate, quattro vittorie e un pareggio, due signor G che guidano Roma e Lazio. Anzi due signor G al quadrato: Gasperini che di nome fa Gian Piero, e Gattuso che all’anagrafe è Gennaro, detto Rino. E pure “guidare” inizia per G. E se è per questo pure gemelli inizia per G, anche se sono gemelli diversissimi. Divisi in tutto e da tutto, a cominciare dalle origini perché tra la Grugliasco dell’allenatore della Roma e la Corigliano del laziale corrono 1200 chilometri e tutta l’Italia dalle Alpi alla Sila; sono uniti dal mese di nascita, gennaio, anche se sono nati a vent’anni di distanza (Gian Piero nel 1958, Gennaro nel 1978) e soprattutto li apparenta la stessa fame, il loro vero segreto, e quell’aspetto di uomini qualunque, distanti per natura da riflettori e glamour, persone più che personaggi, sostanza più che forma. Hanno la fame di chi non ha mai vinto lo scudetto e l’ha sempre visto fare agli altri, tipo Gasperini che ormai assomma 923 panchine da professionista e non vede l’ora di avvinghiarsi al premio supremo; infatti la sua Roma sembra assatanata di gloria e di onori, scende in campo per divorare l’avversario e ci riesce spesso, a volte si acquieta e si distrae per stanchezza o per presunzione, ed è il suo ventre molle, ma quanto fervore, quanto entusiasmo. […]
I due signor G che fanno sognare la Capitale sono accomunati da due difese finora solide (solo 3 gol incassati, meglio solo il miracoloso Cagliari) e anche dal ruolino di marcia: sarebbero a punteggio pieno se nel giro di sette giorni, prima la Lazio poi la Roma, non avessero ingoiato due rimonte dalle milanesi, entrambe dopo essere andate sul 2-0 nel primo tempo. Perché l’uomo della strada che Gasp e Rino impersonano deve avere sempre qualche illusione tradita. Lo impone la sua natura di signor G, che era l’alter ego teatrale dell’immenso Giorgio Gaber (un altro signor G al quadrato) ed era il piccolo borghese e l’uomo qualunque della nostra modernità, con la sua forza e i suoi dubbi, le sue contraddizioni, i picchi e gli abissi, le paure le frustrazioni e gli entusiasmi. […] Entrambi avrebbero di che lagnarsi coi club per il mercato, ma il fuoco della polemica ora è spento, l’acqua va per l’orto. Per le battaglie ci sarà tempo e modo senz’altro, ora bisogna godere. E questo primo posto durerà tre settimane: c’è da esserne felici, anche se i nostri signor G sorridono di rado, anzi quasi mai. Proprio come l’uomo qualunque, hanno sempre paura di un acquazzone improvviso che andrà a infradiciare proprio loro. Quindi, prudenza.
(messaggero)