Da Udine a Udine, nove mesi dopo,
è un'altra Roma. Molti calciatori, tra cui Malen, sono gli stessi,
Gasperini è sempre lì al comando ma se ricordate per un attimo quella che il 2 febbraio venne sconfitta dal gol di Ekkelenkamp,
sembra quasi di parlare di un'altra squadra. Quella sotto la cenere covava incomprensioni, malintesi, equivoci, deflagrati a fine partita nelle forti dichiarazioni del tecnico («C'è chi vuole arrivare tra le prime quattro e chi vuole l'Under 23, bisogna mettersi d'accordo sugli obiettivi e poi non si va in Champions e si cambia l'allenatore, io lavoro con quelli che ho») che
Ranieri, un paio di giorni dopo, provò ad attutire con un'intervista riparatrice a Sky.
Oggi la Roma che si prepara alla trasferta di Manchester vola sulle ali dell'entusiasmo. E poco importa che stia terza in classifica, a -1 dall'Inter e soprattutto a -4 dal sempre più sorprendente Lazio. Per una volta, il derby può attendere e lascia spazio ad una consapevolezza della propria forza che non ha eguali. I cinque gol di Udine sono soprattutto i quattro segnati in appena 37 minuti: sono il manifesto dell'idea gasperiniana.
Segnano i centravanti, uno dei due trequartisti, un mediano e due centrali. All'interno di una partita fatta di pressing asfissiante, raddoppi, gioco in verticale, trasformatisi presto in un tiro al bersaglio. Ok, l'Udinese di questi tempi non è il massimo ma questa Roma non fa differenze: domina e segna tre gol al Real Madrid (prima di fare harakiri negli ultimi 8 minuti), ne rifila quattro alla Fiorentina, al Lecce, allo Slovan e al Cagliari, recupera due reti al Napoli, mette paura all'Inter, resiste in dieci con una facilità disarmante al Como delle meraviglie. [...]
Numeri che si sommano ai 28 gol segnati in 10 giornate (mai la Roma aveva segnato così tanto: il precedente record era 26 nel 1960-61 e 2016-17), miglior attacco del campionato con un +18 nella differenza reti, 12 calciatori già a segno in campionato che diventano 14 in stagione, capeggiati da quel Malen arrivato a quota 11 in 12 presenze, Europa compresa. Ma c'è di più ed è quel signore in panchina che non finisce mai di stupire. Dopo i 30 punti di Garcia nel 2013-14, nessuno ha fatto meglio dei suoi 24 punti attuali. Gasp, inoltre, non perde in campionato dal 5 aprile, da quel 5-2 a Milano che sembrava la fine dei sogni e invece si è trasformato in un trampolino di lancio che ancora non vede la fine della parabola. In totale fanno 17 partite. Liedholm con 30 nella stagione 1980-81 è lontanissimo, ma guardando il calendario prima del derby (Sassuolo, Parma, Monza e Bologna) sono molto vicini Ranieri (19 nel 2024-25), Spalletti (20 nel 2016) e Capello (24 nella stagione trionfale del terzo scudetto). [...]
Statistiche che paradossalmente raccontano in parte quello che la Roma sta mostrando partita dopo partita. La squadra è autoritaria, straripante, capace di giocare a ritmi insostenibili e con un'intensità che prima o poi manda in tilt l'avversario di turno. Un piacere per gli occhi dovuto soprattutto al lavoro sul campo. Perché la rosa, certamente arricchita in qualità, è comunque monca di un paio di pedine. Eppure Gasp è riuscito ad allungarla nelle settimane, plasmando e facendo crescere alcuni calciatori, nonostante abbia dovuto far fronte ad una serie d'infortuni (Svilar, Koné, Cristante, Dybala e Pellegrini) che avrebbe frenato qualsiasi club della nostra serie A. Così oggi chiunque scende in campo non fa rimpiangere chi è rimasto in panchina. Da Lulli a Ghilardi, passando per Mora, Rensch, Castro e Balerdi, chi gioca è capace di ritagliarsi a turno un ruolo da protagonista. Senza contare che l'accelerazione è arrivata senza Dybala che prima della noia al polpaccio era il faro della squadra. Un ko che ha permesso a Soulé di tornare a splendere. E, a pensarci bene, anche lui è un piccolo, grande paradosso. In estate si è fatto di tutto per cederlo.
Oggi, insieme a quel “mostro” di Malen (nel 2026, con 22 gol, è l'attaccante che in Europa ha segnato di più, meglio di Yamal, Mbappé, Haaland, Raphinha e il pallone d'oro Kane) è l'uomo in più, quello capace di prendersi la squadra sulle spalle, di guidarla nei momenti più difficili. Un leader, quello che per tanto tempo gli è stato imputato di non essere. L'ennesima magia di Gasp.
(Il Messaggero)