IL ROMANISTA (P.FRANCHI) - Momenti difficili ne abbiamo passati tanti. Ma non ci era mai capitato, credo, di giocarci assieme, nel volgere di poche ore o di pochissimi giorni, il presente e il futuro, quel che resta (non moltissimo) delle ambizioni e delle speranze di un campionato e le prospettive della società e della squadra negli anni a venire.
Io, per questo fine settimana, un mio personalissimo programma minimo lo avrei buttato giù. Intanto: cerchiamo (tutti: giocatori, allenatori, tifosi) di tenere, per quanto possibile, separate le cose. Lo so che è difficile, ma bisogna provarci lo stesso. Roma-Napoli è una cosa, gli ultimi adempimenti della trattativa con gli americani (vorrei credere poco più che formali, ma lesperienza insegna che è molto meglio tenere incrociate le dita) unaltra. Sarà il caso, dunque, di restare concentrati, concentratissimi su una partita che non sarà lultima spiaggia, per carità, ma è sicuramente cruciale. Dire che la affrontiamo in condizioni difficili è poco. Personalmente non ho apprezzato neanche un po i processi intentati alla squadra dopo la partita con lInter. Però la prima, vera, grande occasione per dimostrare di avere nonostante tutto nervi saldi e cervello fino era quella di domenica al Meazza: per lunghi tratti abbiamo giocato benino, in dieci abbiamo inseguito a dispetto dei santi unincredibile rimonta, ma la abbiamo sprecata. Per carenze tattiche, per responsabilità di singoli, alcuni dei quali, non faccio nomi, letteralmente irriconoscibili rispetto allanno scorso,per una certa qual neurolabilità che
un tempo era la cifra della Roma nelle partite decisive, ma che, soprattutto con la gestione Ranieri, sembrava essere stata curata a dovere?
Ognuno è libero, ci mancherebbe, di dare la risposta, o le risposte, che preferisce. Resta il fatto che partite così una squadra davvero ambiziosa, e consapevole della propria forza, può vincerle, pareggiarle o perderle, si capisce, ma non affrontarle in quel modo. Roma-Napoli è, in qualche modo, la nostra prova dappello, la nostra seconda chance. Dire che sarà dura, molto dura, è unovvietà. La forza del Napoli è sotto gli occhi di tutti, anche di quei nostri pischelli e di quelle nostre pischelle che, a quanto pare, si sono scoperti un animo vetero leghista, e insultano la gente napoletana manco fossimo non allOlimpico di Roma, ma a Bergamo o a Verona. Si dice (meglio: alcuni risultati dicono) che al forte e motivatissimo Napoli di Mazzarri, capita di incorrere in qualche vistosa amnesia negli scontri con le grandi. Speriamo che sia vero, e che capiti anche stasera. Pure in questo caso, però, per cogliere loccasione toccherebbe alla Roma archiviare definitivamente la partita di Milano, e dimostrare di avere cuore, testa, polmoni e gambe da grande.
Almeno nella misura (non straordinaria) richiesta da un campionato mediocre, anzi, francamente brutto come questo. Un campionato in cui, sarebbe il caso di metterselo bene in testa, per adesso almeno non ci giochiamo uno scudetto che pure, calcisticamente parlando, sarebbe alla nostra portata, ma, intanto, un posto in Champions: un posto, lo dico per inciso, che ha parecchio da spartire con quel futuro mondiale della Roma in cui, sempre incrociando le dita (o peggio) continuiamo a sperare.
Noi ci saremo, e non guarderemo per il sottile: il bel gioco lo aspettiamo da un pezzo, aspettarlo ancora per altri novanta minuti non sarà un problema. Voi, ragazzi, fate i bravi. Non esaltatevi, non deprimetevi.
Ragionate, e tenete i nervi a posto, perché da quanto sarete capaci di ragionare, e di tenere i nervi a posto, oltre che, naturalmente, dal confronto tra due fantastici attacchi, dipenderà in larga misura lesito della partita. Poi, che sarà sarà. E del futuro torneremo a occuparci domani mattina