Terminata la partita di Udine, sui social è entrato in tendenza un ragazzo dalla faccia normale, un po’ Forrest Gump un po’ Winnie the Pooh, uno dalle giocate normali, dalle dichiarazioni non scintillanti, insomma non certo un “mai banale” come De Rossi, che però in passato lo aveva pure apprezzato ed elogiato pubblicamente in occasione del suo saluto dopo essere stato scaricato, come giocatore, dalla Roma.
Si chiama Bryan Cristante, che da queste parti fa una fatica enorme a farsi apprezzare fino in fondo. O meglio, lo si apprezza ma sempre con un “sì, però”. Sì però, sarebbe meglio un altro; sì però, alla fine è un calciatore mediocre, non appassiona. Sì però, sì però, sì però.
Tutto vero, Cristante non è Lampard, nemmeno Gerrard, figuriamoci se possa somigliare lontanamente a gente come Casemiro o Kroos. Non è uno che accende la fantasia, non ha la giocata alla Koné, non ha l’eleganza di Matic, non è Nainggolan né Fabregas. È Cristante, al secolo, il maratoneta normalizzatore. Dopo il 2-5 di Udine, tornando ai social, Bryan era diventato un meme: premiato addirittura con il Pallone d’Oro. Era un video prodotto da IA, ovviamente, molto divertente, che raccontava una realtà capovolta: c’è Bryan, vestito elegante, si alza dalla prima fila di un generico teatro - Parigi o l’ultimo, Londra - della premiazione, un bacio alla moglie prima di ritirare il premio, ringrazia e, sollevando in aria il suo gioiello, ricorda in francese (ma perché?) “è tutto per me”. Era un sogno, un falso: si sarà divertito pure Cristante, ne siamo certi. [...]
Sì, diciamo almeno che Bryan merita almeno il Pallone d’Oro dei poveri, di quei calciatori sempre in seconda fila (per gli altri) e in prima per gli allenatori che lavorano con lui. È quel mediano che cantava Ligabue, «sempre lì, lì nel mezzo, finché ce n’ha sta lì». E non lo sposta nessuno, lui non ti tradisce. Da quasi un decennio è il maratoneta della Roma, titolare con ogni allenatore, da Fonseca a Gasperini, passando per il mitologico Mourinho, mica fesso nemmeno lo Special. Arrivano migliori di Bryan? Sì, ad esempio Matic: che però Mou faceva giocare al fianco del suo numero 4. Ed è adesso che lo stesso con De Roon, un altro piccolo gasperiniano in campo.
Il tecnico della Roma è riuscito nell’impresa di far coesistere due centrali dallo stesso passo cadente. L’olandese svincola Cristante da qualche corsa di troppo, rendendolo più utile negli inserimenti, sua vecchia passione, via via attenuata dagli anni e dall’aver immagazzinato una posizione più stabile in mezzo al campo. Ne è scaturita una prestazione che è andata oltre i suoi compiti attuali: a Udine segna un gol da centravanti e serve un assist, dopo inserimento da trequartista, per Mora. [...]
Per non parlare del solito contributo in termini di palloni recuperati e di gestione dei tempi di gioco. Cristante, ci piaccia o no, è un imprescindibile di Gasp, come lo era (e forse lo è ancora) proprio de Roon nell’Atalanta. E il tecnico ha sentito la mancanza di Bryan in mezzo al campo in quel mese in cui ha avuto a che fare con problemi al ginocchio (ha saltato Como, Real, Genoa e Slovan: un pari, due vittorie e una sconfitta). È rientrato e gioca sempre, come prima. «Lui e de Roon sono incredibili. Non hanno bisogno di riposare. Più giocano e meglio stanno», le parole di Gasp.
Ma a noi non basta, continuiamo pure a storcere il naso davanti a un professionista di altissimo livello: uno che nella Roma ha giocato 373 partite, segnando 23 gol e mettendo sui piedi dei compagni 23 assist, per un totale in A di 348 gare, 32 reti e 23 assist.
(Il Messaggero)