Gervinho, il romanista più temuto dai rivali

La penna degli Altri
sabato, 08 febbraio 2014 alle 9:44
gervinho tutta figura porta palla nero
IL TEMPO (A. AUSTINI) - Come lo fermiamo? È la prima, spontanea domanda che si fa ogni allenatore che deve affrontare la Roma. La Roma di Gervinho. L’eroe del momento, il giocatore più imprevedibile (e decisivo) del calcio italiano, il nuovo idolo dei bambini, un po’ per il suo look da fumetto, un po’ per quel sorriso che lo rende simpatico a prescindere. Adesso, dopo aver deciso da protagonista assoluto le ultime tre gare fra campionato e Coppa, il ragazzo buono e timido venuto dall’Africa ha una nuova missione: scrivere la sua firma sul derby. Non sarà il primo. All’andata ha giocato 90 minuti e, pur senza segnare o regalare un assist, ha dato una grossa mano alla Roma.
Erano ancora i primi passi da giallorosso, con quell’aria attorno di scetticismo ancora da spazzare via. Colpa dell’esperienza all’Arsenal, «dove non ho imparato molto - racconta Gervinho - perché stavo in panchina». Garcia l’ha chiamato e ha riacceso una stella. «Mi ha ridato fiducia e ogni mattina mi sveglio felice di andare ad allenarmi. Potrei dire che mi ha fatto bene venire in Italia ma non è così: la mia vita qui non è così diversa da quella che facevo a Londra. È solo che adesso Garcia crede in me». Sono parole estratte da un’intervista a Sports Illustrated. Una giornalista americana è passata a Trigoria per scoprire Gervinho e sentirsi dire da Rudi che «a lui chiedo sempre qualcosa in più perché tutti conoscono la nostra "storia" insieme e deve essere un esempio per gli altri». Non un «cocco» dell’allenatore, quindi. L’etichetta che, ad esempio, ha fatto tanto male a Bojan con Luis Enrique.
A Gervinho vogliono tutti bene dentro Trigoria. Parlarci è un po’ difficile, visto che la velocità con cui sta imparando l’italiano è inversamente proporzionale alle sue accelerazioni in campo, ma basta il suo sorriso, la sua disponibilità. Fateci caso: da qualche partita gli passano la palla più spesso. Perché lui può sempre creare un pericolo: su 49 gol segnati dalla Roma tra campionato e coppa, in 18 casi c’è lui di mezzo. Un tiro, un passaggio, un rigore o una punizione procurata. Sabatini è ovviamente felicissimo di averlo acquistato. Non l’avrebbe mai preso senza il consiglio di Garcia, ma ha dovuto comunque penare non poco nella trattativa con l’Arsenal per spuntare il prezzo di 8 milioni. E adesso l’ivoriano ne vale il triplo. O forse di più. Pallotta, che l’ha paragonato al futuro Mvp della Nba Kevin Durant, non ci pensa per nulla a venderlo, anche perché i suoi uomini hanno capito che sulla faccia sorridente di «Gervi» si può costruire anche un bel prodotto di marketing. Domani giocherà in attacco insieme a Totti e Florenzi, mentre l’altro africano della squadra, Benatia, guiderà la stessa difesa schierata nelle ultime tre partite. L’unico dubbio a centrocampo: Pjanic sta meglio e dovrebbe iniziare la gara al posto di Nainggolan, pronto al debutto in corsa.

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