Di fronte alla Roma sembrano tutti fragili, friabili, indistruttibili, almeno in campionato: chi riesce a tenere il ritmo non regge l’impatto, chi arretra per proteggersi viene compresso, chi si scopre di un metro viene castigato. Non c’è rimedio, e se c’è nessuno l’ha ancora usato, anche se verranno partite più difficili di queste quattro contro squadre non irresistibili. La Roma le ha però squassate tutte, per ultimo il Toro che è stato quello che ha retto meglio prima di fare l’inevitabile fine di tutti gli altri, anche perché un gol e mezzo li ha regalati Perri, portiere che viaggia al ritmo di uno strafalcione a partita. […] La Roma è la squadra che nell’ultimo minuto di recupero manda lo stopper (Mancini), nell’area avversaria a contendere in pressing il pallone a tre avversari, svellegliarlo e farlo in qualche modo arrivare al compagno con i crampi per l’inesausto correre (Pisilli), non abbastanza sopraffatto dal dolore da non poter stecchire il portiere con un destro implacabile. […]
Gasp se la gode. «Abbiamo dimostrato di avere anche temperamento e carattere», che non si sono visti soltanto in quell’azione lì ma anche nel modo in cui la Roma ha tenuto in pugno la partita pure quando il Toro ha cercato di uscire dalla morsa giallorossa. Nel secondo tempo Simeone si è mangiato un paio di gol, ma l’azione chiave è stata la rincorsa di Balerdi a Bragança che stava volando da solo verso la porta dopo uno sbaglio di Koné: mancava un quarto d’ora alla fine e il portentoso recupero dell’argentino è stato festeggiato quanto un gol, ma quello che davvero pesa è il modo in cui ha giocato nel giorno dell’esordio da titolare, cioè come se non avesse mai fatto altro. […] Le assenze di Wesley e Ndicka e quella part time di Koné sono state assorbite senza scossoni e l’unico pallido elemento di insoddisfazione è stato l’ingresso un po’ fiacco, nell’ultima mezzora, di Rodrigo Mora e Castro, proprio nel momento in cui il Torino stava ringhiando. «Davanti, con i nuovi entrati, potevamo fare meglio a livello di impatto. Ma cresceranno sull’esempio dei campioni che sono usciti o hanno voluto rimanere. È una bella scuola». […]
La Roma ha sempre avuto in mano la partita pur senza riuscire a squilibrarla come aveva fatto nelle settimane precedenti e per passare in vantaggio ha avuto bisogno di un erroraccio di Perri, goffo anche sul 2-0 di Pisilli, che ha indirizzato un comodo rinvio di piede non a Mandragora ma a Mancini (che comunque stava lì, sulla trequarti, a cercare come un assatanato palloni da recuperare), che l’ha fatto scorrere verso Dybala, il quale naturalmente l’ha trasformato nel solito delicato assist per Malen, fermato da Comuzzo e Perri in prima battuta ma poi lesto e vispo, quando era ormai per terra, a dare un colpetto con il piede alla palla vagante. Un’oretta scarsa gli è bastata per il suo passo da capocannoniere, il resto Gasp glielo ha risparmiato, «altrimenti non sarebbe in condizione di ripetersi a ogni partita».
(repubblica)