Si può anche decidere di non partire dal titolo, come regola vorrebbe. Si può per una volta partire dalla fine per far capire che tipo di partita è stasera per la
Roma, quella col
Genoa. Così Gian Piero
Gasperini, al termine di una conferenza che l'allenatore ha scelto di fare (in altri tempi, post Champions, avrebbe evitato): «In un modo o in un altro dobbiamo tirare fuori la partita e avere l'energia per vincere». Per evitare che il Real Madrid resti nella testa solo per gli 8' finali. Per scrivere una classifica più sorridente. E per aumentare l'autostima di chi stasera prenderà il posto dei 5 titolari assenti. E quindi
Castro, e poi
Mora, e poi gli altri. Le scelte sono poche:
Koné ha una lesione di primo grado e si spera di riaverlo per il Sassuolo (7 novembre),
Dybala «tornerà la prossima settimana» Ci sono 16 calciatori di movimento a disposizione,
Pellegrini torna centrocampista puro, rinforzi in arrivo dalla Primavera. (...) «Questa è una squadra che si deve esprimere, se capi-ta l'episodio che prendi gol non puoi avere un calo morale — ancora l'allenatore —. Quello che conta a parer mio è sempre la prestazione, come ti raffronti con squadre di alto livello. Ecco, da gare con Inter, Como e Real Madrid usciamo rafforzati nell'idea che, se non succedono cose particolari, ce la giochiamo con loro». (...) Il resto del Gasp pensiero è una pizzicata a José
Mourinho: «Affrontiamo il Genoa, che non ha i campioni del Real Madrid ma ha sicuramente un'organizzazione superiore». Occhio all'avverbio, «sicuramente», che rafforza la pizzicata stessa. E poi, il passaggio più delicato: «Dobbiamo allargare necessariamente la rosa. Le competizioni si giocano con la rosa, con la squadra, che non è ti come neanche più 15 o 16. Nel nostro caso 20, minimo. Quando giochi questo tipo di competizioni e partecipi alla Champions devi avere un numero allargato di giocatori. È il calcio che è cambiato: o ci adeguiamo o subiamo». (...)