CORSPORT (C. BERTOLDI) - Un filosofo, Elio Matassi, un direttore generale Luigi Agnolin del Perugia, un direttore sportivo Walter Sabatini della Roma, un atleta Lamberto Boranga, ancora attivo anche se quasi settantenne. Tutti nella Sala Cannoniera della Rocca Paolina a discettare sul libro
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Roma è dei romanisti. I biancocelesti sono di meno
- Sabatini gli ha stretto la mano, ma ha dichiarato che per lui non sarà così. Segno che la tensione, l'attesa, la vive con enorme intensità. E che non si aspetta altro - questa è una interpretazione - che la vittoria dei suoi colori. Anche perchè in un passaggio precedente, nel parlare di identità e di appartenenza, "costretto" a mettere sullo stesso piatto della bilancia e la Lazio, aveva precisato: . - ha sottolineato ancora Sabatini nel corso della discussione - . E più avanti: . (...)
RICORDI - Pescando nei suoi ricordi di liceale, Sabatini ha anche spiegato che i cieli di Aristotele o la caverna di Platone non servono nel calcio. Magari sono utili nella vita del singolo. Ha invece riconosciuto che è utile la maieutica di Socrate, il primo passo della conoscenza («So di non sapere»). Il filosofo, che è anche esperto di musica, ha fatto un paragone: «Totti è il Mozart del calcio» . Une bella affermazione visto che l'accademico ha confidato di essere tifoso dell'Inter e di «aver pianto» al terzo gol della sua squadra contro la Juventus. Ma anche qui Sabatini ha voluto dire la sua: «Mozart lo adoravano in dieci, Totti decine di migliaia di persone...» .
L'incontro, coordinato da Massimo Cecchini, è finito alle 20. E Walter Sabatini, che è nato proprio a Perugia, ha subito ripreso la strada di Roma. La sua è stata, come dice il titolo del libro, «una pausa del calcio». Pronto a rituffarsi nel clima del derby.