Che festa a Trigoria "Fai correre la Roma"

La penna degli Altri
mercoledì, 06 giugno 2012 alle 9:59
GASPORT (M. CALABRESI) - La traduzione dallo spagnolo all'italiano non è esattamente letterale: così, «Trabajo y sudor» diventa «Spaccali, 'sti giocatori viziati». È l'effetto Zeman, che fa dimenticare Luis Enrique, e allo stesso tempo estremizza il concetto di fatica: il boemo è tornato a casa e il suo popolo l'ha accolto come un re. Inizialmente disorientato in sala stampa, perfettamente calato nella parte dopo, quando si decide di aprire i cancelli del campo dedicato ad Agostino Di Bartolomei
Zeman 2.0 Il primo pomeriggio ufficiale del boemo era iniziato con uno striscione appeso al cancello di Trigoria («Daje maestro, col 4-3-3 sbroccamo tutti pe' te») e con una ressa di giornalisti fuori dal comune, anche se non paragonabile a quella di un anno fa per la prima conferenza di DiBenedetto e Luis Enrique. C'è persino chi prova a «imbucarsi» per non perdersi la conferenza, prontamente fermato dall'ufficio stampa. Zeman si guarda attorno, quasi a cercare di riconoscere qualche faccia nota, poi si immerge in 37 minuti di chiacchiere, con qualche colpo di tosse aspettando la prossima sigaretta. Accanto a lui c'è Baldini («Baldini e Zeman, il calcio pulito a Roma», l'altro striscione esposto fuori Trigoria), lontani dal tavolo Tacopina, Cappelli, Baldissoni e Tempestilli lo osservano e, soprattutto, lo ascoltano. Qualche stoccata già piazzata, qualche altra tenuta per le prossime occasioni, lasciando trasparire quella voglia di riambientarsi che per il momento non gli fa tirare fuori l'elmetto.
Richieste
Ma ai romanisti, Zeman piace tanto anche così: qualcuno indossa una maglia con la sua foto e la scritta «Bentornato a casa», i cori e i messaggi di ogni genere si sprecano. Dopo la proposta andata a male di Luis Enrique, «Facce divertì» e «Facce gode'» vengono prima di «Vinceremo il tricolore». Inevitabili, poi, i riferimenti alla Lazio e a Moggi, ma un tifoso va oltre: «Mister, noi con lei abbiamo già vinto». Il boemo sorride ma frena: «Bisogna vincere sul campo», dice, prima di allontanarsi, abbracciare Bruno Conti e salutare i Giovanissimi Nazionali, che si stavano allenando prima del fuori programma. Alla partenza per Riscone manca ancora un mese, ma la sensazione è che tutti non vedano l'ora di vedere la Roma in montagna, a faticare, col boemo tornato finalmente a casa.

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