Batistuta: «Invidio Totti, gioca ancora»

La penna degli Altri
domenica, 28 aprile 2013 alle 9:39
CORSPORT (M. RIALTI) - (...) Quali i compagni più forti con cui ha giocato? «Totti, Rui Costa, Caniggia, Maradona, Cafu, Aldair, Balbo. E Baiano: come mi apriva gli spazi lui, non lo faceva nessuno».
«Totti, Rui Costa, Caniggia, Maradona, Cafu, Aldair, Balbo. E Baiano: come mi apriva gli spazi lui, non lo faceva nessuno».
E quali i difensori che, invece, si sono disperati nel cercare di fermarla?
«Alla fine... si disperavano tutti. Baresi (ride, ndr) l’ho fatto smettere di giocare io. Dieci anni dopo....».
Ha mai ripensato a quella sera in cui lei, solo, chiamò e incontrò i capi ultras per comunicare loro che se ne sarebbe andato per vincere?
«Quella sera andai a dire la mia verità. Forse a qualcuno ho anche aperto la testa. Con gli ultrà c’è sempre stato un rapporto di rispetto. Loro hanno capito che sono stato un professionista fino in fondo, non un mercenario».
E’ vero che nel rapporto tra lei e Montella c’è sempre stata di mezzo... la maglia numero 9?
«La Roma me l’aveva proposta, Vincenzo se l’è tenuta. Non siamo amici ma nemmeno nemici. Non mi aspettavo di vederlo allenatore, ha fatto molto bene a Catania e pure adesso a Firenze».
Francesco Totti l’ha sorpresa?
«E’ stato bello giocare assieme a lui: sapeva ogni volta dove darmi la palla. E poi mi fa invidia vederlo ancora in campo. Quando andai alla Roma lui era giovane. Sarebbe stato bello giocare insieme adesso, avrei segnato sicuramente di più».
E’ infastidito dal fatto che Osvaldo faccia la mitraglia come lei per festeggiare un gol?
«No, anche perché i gol li sa fare e pure belli. Gli manca però la continuità, anche se va riconosciuto che non è facile per nessuno segnare più di 20 gol a stagione (eppure lui ci riusciva, ndr)».
Lamela l’ha sorpreso?
«Sì. Tecnicamente sapevo che era forte, ma fisicamente lo ritenevo inadatto al campionato italiano. Mi ha fatto ricredere».
Quanto le somiglia Cavani?
«E’ uno degli attaccanti più bravi. Se mi assomiglia? Nei capelli forse sì. Balotelli? Ogni sua foto è sempre strana ma quello che fa fuori dal campo non mi interessa. E’ fortissimo».
Messi è meglio di Maradona?
«In Nazionale sta facendo bene ma non è facile vincere un Mondiale. Messi è un grande come Maradona, ma Diego aveva più carisma. La vera differenza è che Messi si protegge da solo, Diego non l’ha mai fatto».
Lei cosa vuole fare da grande?
«Di sicuro non l’allenatore. Se entrerò in una società sarà per lasciare il segno, non sono di quelli che pur di apparire sono pronti a fare qualsiasi cosa. Vorrei fare il dirigente vero. Come Antognoni? No, vorrei fare qualcosa (ride, ndr). Battute a parte, non so perché Giancarlo, che è la Fiorentina, non sia in società. Qualcuno che ha sbagliato c’è. Ci dovrei essere anche io in società, ma sono argentino e vivo a diecimila chilometri di distanza, lui abita a cinquecento metri dallo stadio».
Perché ha declinato l’invito della Fiorentina l’altro giorno?
«Mi hanno chiamato, ma io avevo già altri impegni improrogabili. Sarà per la prossima volta, mi ha fatto piacere. Questa è una grande società, anche se ancora non si è trovata a gestire grandi campioni».
Quanto è forte questa Fiorentina dal punto di vista societario?
«Può diventare forte come lo era la mia: ha ottime fondamenta. Può fare belle cose».
Le sarebbe piaciuto essere in questa Fiorentina?
«Nel ‘98/’99 sono stato premiato come uno tra migliori due-tre giocatori al mondo. Ci andai da solo. Questa proprietà non l’avrebbe mai permesso. Io sono convinto che, in società, allora, nemmeno lo sapevano che ero stato insignito».
Chi l’ha colpita di questa squadra?
«Cuadrado, che... di quadrato non ha niente. Mi ci sarei trovato bene. Fiorentina al terzo posto? Non sarebbe male come piazzamento, specie per una proprietà che è entrata da poco nel mondo del calcio e che non è economicamente forte come le grandi. Bisogna vedere se la squadra riuscirà a continuare su questa strada in futuro».
Come stanno le sue caviglie?
«Sto meglio rispetto a tre o quattro anni fa. Prima, facevo fatica a fare qualsiasi cosa. Se rifarei tutte quelle infiltrazioni? No. All’inizio i dottori, sia quelli della nazionale che quelli della Fiorentina, non mi dissero niente della gravità dell’infortunio. Poi io ci ho messo del mio, quando sei giovane spesso non pensi. A volte, ti credi Tarzan».
Che immagine le è rimasta dei suoi quasi dieci anni in viola?
«Non sono legato ad un ricordo in particolare, solo all’affetto della gente. Firenze è casa mia: sono arrivato che avevo appena vent’anni, sposato da poco. Sono andato via con tre figli, ma è tutto rimasto come allora».
Lei per chi tifa, Fiorentina o Roma?
«
Fiorentina. A Roma ero un fiorentino in trasferta, lo hanno sempre saputo, anche se qualcuno mi ha chiamato mercenario. Lì ho vinto con una squadra fortissima, qui la squadra non c’era proprio. Qui a Firenze ho vissuto. A Roma sono stato di passaggio».
Quale la partita indimenticabile?
«Ce ne sono state tante: da Wembley a Barcellona fino alla Supercoppa col Milan. Ma la sfida di Bologna con i due gol segnati dopo essere appena sceso dall’aereo di ritorno dall’Argentina senza aver dormito un minuto non ha prezzo».
(...)

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