Allegri e il pallone d'Italia "Basta dire che fa schifo"

La penna degli Altri
allegri juve
CORSERA (R. PERRONE) - Se l’aggettivo per il clima a Vinovo è uggioso, quello per Massimiliano Allegri è andante (con brio). L’allenatore della Juventus è pronto a riprendere il cammino dopo la sosta. Dopo la Roma.
«La cosa che ha fatto più male al calcio italiano è che hanno parlato tanto degli episodi e poco della partita. Sotto l’aspetto tecnico è stata buona, intensa, bella da vedere. Su questo, silenzio». Arbitro, moviola. «In Italia si evidenziano sempre le cose meno buone. Tutti dicono “il calcio italiano fa schifo”, ma nessuno fa niente perché migliori. Tutti dicono “gli arbitri italiani sono i peggiori”, poi li troviamo ad arbitrare la finale di Coppa del Mondo. Le squadre italiane all’estero prendono rigori dubbi e stanno zitte. Da noi non succede».
Un problema di cultura.
«Bisogna apprezzare di più le giocate, valutarle, altrimenti tutto diventa un alibi. Le decisioni di Rocchi sono state elevate alla massima potenza perché era Juve-Roma. Le stesse in una partita di medio-basso livello non fregavano niente a nessuno. Così si è persa anche la buona prestazione della Juventus contro la Roma, grande squadra che ha in Totti un giocatore straordinario».
Juve, il nemico pubblico.
«Ci sono 50 milioni di tifosi, 12 sono della Juve, gli altri del Milan, dell’Inter, della Roma e via così. Tutti sono contro la Juve. Ora me ne rendo conto».
Cosa resta di Juve-Roma?
«Tre punti, la vittoria, mai semplice, in uno scontro diretto».
La Juve è meno forte in Europa?
«Parliamone alla fine. A Madrid se finiva 0-0 avremmo parlato di grande personalità. Abbiamo fatto la gara giusta, prendendo gol sull’unico errore. Sicuramente abbiamo margini di miglioramento».
Cosa c’è di Allegri in questo avvio?
«Il metodo è avere ottimi giocatori che ti facciano vincere le partite. A me non piace dare molti punti di riferimento e neanche togliere la creatività ai giocatori. E qui si andrebbe su un discorso più ampio, parlando di settori giovanili».
Ampliamo.
«Non si possono tenere i ragazzini due ore a fare 4-4-2, 4-3-3, 3-5-2: si rompono le scatole e perdono gusto e passione. Gli allenatori non insegnano, allenano se stessi».
Come si allena Vidal?
«Primo: contro la Roma è stato fuori perché, con il rientro di Pirlo, avevo bisogno di un giocatore più tattico, Marchisio.
Le serate?
Ogni tanto qualche stupidata i ragazzi la fanno. Devono capire quando se lo possono permettere e soprattutto che ora, con i telefonini, i fotografi stanno ovunque. Sotto l’aspetto dell’allenamento e dell’intensità su Arturo, come sugli altri, niente da dire. Non c’è un caso Vidal».
Difesa, reparto in emergenza.
«Ogbonna ha fatto molto bene. Recuperiamo Marrone, al limite Lichtsteiner può fare il terzo. O ci metteremo a quattro».
Avversari?
«Il Milan ha perso solo con noi. L’Inter non me l’aspettavo in difficoltà, ma è un’ottima squadra e alla lunga uscirà, come Napoli e Fiorentina. Non è ancora e non sarà solo Juve-Roma. Bisogna avere equilibrio. Noi abbiamo perso a Madrid, se ci capitava lo stesso con la Roma, cosa veniva fuori? Il valore di una squadra non si perde in una settimana».
Tra i suoi chi l’ha impressionata?
«Marchisio, grande inizio».
Giovanni Galeone, a fine partita chiedeva sempre il risultato della squadra di Franco Scoglio, che non sopportava, sperando che avesse perso. Lei di chi s’informa?
(ride) «Il mister è un grande. Io chiedo di quella che mi sta dietro».
Parliamo del suo rapporto con Galeone.
«Al mister do ancora del lei. È una persona splendida, sa molto di calcio. Se ti dice che un giocatore è bravo, difficilmente sbaglia. E con lui si può parlare di una bottiglia di vino, di un quadro, di un pesce. Gli piace la vita e questo non vuol dire che non ami il proprio lavoro. Un altro luogo comune: se uno sta 24 ore su 24 a masticare calcio è un fenomeno, altrimenti no. Tanto importante è il lavoro, tanto staccare. Ti aiuta a concentrarti meglio».
Lei come stacca?
«Un film, una cena, a casa o al ristorante, magari un ripasso d’inglese».
Com’è andata la full immersion a Londra?
«Dovevo andare a Leeds. A Londra sono tutti italiani. È stato positivo vedere il loro campionato, mi ha aiutato a capire. Non è tutto questo gran spettacolo. Quello che lo rende più bello del nostro sta nell’ambiente, nella gente. Da loro non succederebbe mai che un ragazzino debba coprire la maglia di Tevez. Fuori dal mondo. Una volta sono andato a far guidare mia figlia e sono arrivato a San Siro. Tornelli, sbarramenti, inferriate. Da spettatore normale non ci andrei mai».
Che padre è?
«Credo di essere un buon padre nonostante tutti i casini sentimentali, matrimoni, non matrimoni».
Se ne dicono tante, del gran rifiuto; come avvenne?
«Il giorno prima, faccia a faccia».
Meglio prima che dopo.
«Sì, ma un pochino prima sarebbe stato ancora meglio».

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