LR24 (A. CIARDI) - Ci siamo abituati, più o meno, ai vedovi degli allenatori, dei dirigenti, dei presidenti e addirittura delle maestranze dei club. Siamo spiazzati nel prendere atto che esistono persino i vedovi dei capi degli arbitri.
La bufera grottesca che ha investito in primavera Rocchi, con conseguente accantonamento dell'ex direttore di gara toscano (era nell'aria una rivoluzione, al punto che già da mesi i club si lamentavano di presunti torti subiti con il presidente federale scavalcando i vertici arbitrali), ha fatto da apripista a una rivoluzione, attuata da Daniele Orsato.
Un meteorite sul calcio italiano, fino a quel momento sport diverso da quello che si giocava nel resto d'Europa. Che era pieno di interruzioni, di attese infinite per decisioni spesso cervellotiche affidate più alla sala VAR di Lissone che al campo. Rigori e sanzioni che, nonostante l'ausilio della tecnologia, creavano polemiche e tensioni, tutto ciò che la tecnologia avrebbe dovuto ridurre al minimo. L'effetto? Partite godibili, gol per cui esultare in diretta e non in differita, interruzioni ridotte all'osso, idem le simulazioni, fine della giostra per i calciatori rotoloni che stramazzavano al suolo come se abbattuti da un bazooka mentre i palloni vengono spazzati in tribuna avendo la certezza che l'arbitro sarebbe andato al monitor. Tempo effettivo aumentato, partite finalmente divertenti e non alla camomilla. Controindicazioni? Certo, come in ogni ambito della vita quando c'è una novità da mandare a regime.
Un rodaggio che ha prodotto errori, ammessi dallo stesso Orsato durante il confronto con allenatori e dirigenti andato in scena lunedì nella città del mobile, dove risiede il VAR. Il fallo non fischiato di Kalulu che avrebbe consentito all'Atalanta di battere un rigore contro la Juventus, la mancata concessione di un rigore al Milan contro il Torino. C'è da affinare la tecnica, ma la strada è quella giusta. Per la messa a punto, si dovrà attendere il ricambio generazionale, perché gli arbitri si stanno adattando a una svolta epocale, non facile da assimilare per gente come Maresca, appartenente alla precedente repubblica, abituata a fischiare ogni venti secondi. Polemiche ce ne sono, ma molte meno rispetto al precedente corso, quando però a differenza di oggi episodi simili venivano giudicati in modo diametralmente opposto. Tutto bene? Mica tanto. Non ci aspettavamo, fra gli addetti all'informazione, i vedovi di Rocchi.
Firme del giornalismo, comunicatori, che fanno le pulci alla rivoluzione. Che dal primo momento dell'era Orsato si sono messi di traverso. Coperti e allineati fino a una manciata di mesi fa, ex divulgatori del motto "l'arbitro è un essere umano", fautori esaltati dei termini tecnici che avevano trasformato il calcio in una lingua intraducibile, fatta di spa, dogso (denying an obvious goal-scoring opportunity), step on foot, on field review, utilizzati quasi sempre per giustificare scelte insensate dei team arbitrali. Fan di un calcio meno fruibile e che stava diventando oggettivamente inguardabile. Vedovi che oggi saltano al collo dei direttori di gara, urlando "si stava meglio quando si stava peggio". Oggi una partita di serie A risulta più "veloce" e più divertente di un match di coppe europee. Emblematico. Ma non ditelo ai vedovi.
In the box - @augustociardi75