Il Fotogramma

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lunedì, 04 aprile 2011 alle 12:24
IL ROMANISTA (P. MARCACCI) - Forse avevano ragione D’Annunzio e Oscar Wilde: nella vita dovrebbe contare solo l’estetica e il bel gesto dovrebbe essere decisivo, in ogni occasione. Ieri sera, saremmo stati a cavallo, con un Vucinic così e contro una Juventus operaia e faticatrice con una qualche velleità biondo-Krasic, un po’ come il Manfredi di “Pane e cioccolata”; cioccolata amara, beninteso, alla fine.
IL ROMANISTA (P. MARCACCI) -
Forse avevano ragione D’Annunzio e Oscar Wilde: nella vita dovrebbe contare solo l’estetica e il bel gesto dovrebbe essere decisivo, in ogni occasione.Ieri sera, saremmo stati a cavallo, con un Vucinic così e contro una Juventus operaia e faticatrice con una qualche velleità biondo-Krasic, un po’ come il Manfredi di “Pane e cioccolata”; cioccolata amara, beninteso, alla fine. Però parlavamo di Vucinic e di quello che dovrebbe essere il predominio dell’estetica, perché quando fai vedere cose così belle non dovrebbero esistere gli 0-2 e neppure gli Storari che in maniera belluina esultano sotto il settore ospiti. Ospite lo è stata, soprattutto nel primo tempo, la Juventus, che più di una volta si è stropicciata gli occhi ed è scivolata sugli scarpini, quando Mirko, versione Dorian Gray, s’è divertito a mostrare tutto il campionario di raffinatezze innate che da una parte conosciamo e dall’altra ci sorprendono ogni volta, come quando gli è bastato uno “scavetto” di qualche centimetro per mettere fuori causa tutti i Barzagli del mondo e andarsene per vie centrali percuotendo la palla con una violenza tale che Storari doveva avere i guantoni, piuttosto che i guanti; oppure quando ha visto il Capitano dall’altra parte, la stessa del 2-2 di Firenze e ha fatto partire un pallone docile come un levriero ammaestrato, leggero come una piuma di struzzo, preciso come un puntatore laser, di quelli veri, altro che Muslera.
O come quando, sotto Tribuna Tevere, s’è girato di colpo e ha disegnato una traiettoria che più che roba di sembrava da tiro con l’arco alle Olimpiadi. Dorian Gray montengrino, con barba incolta e senza marsina, nessuna sigaretta aromatica tra le dita ma lo stesso tanta poesia, tra gli scarpini, e altrettanta maledizione tra i guanti del portiere di Torrevecchia. Come Dorian invecchiava solo nel dipinto, restando bello e giovane nonostante il tempo e i vizi, Mirko ha fatto stropicciare gli occhi nonostante la barbetta di Storari e le finte di Matri. La prosa del tabellone ha detto a un certo punto 0-1, quando la Roma aveva già rallentato e ragionar di guanti era ancora una volta un ragionare a perdere. Cosa portare nel futuro di questa serata? Di certo un Vucinic come Dorian Gray, bello a dispetto della tragedia, elegante nella decadenza, danzante nel fango dei risultati.

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