LA SFIDA NELLA SFIDA: Totti vs Del Piero

Sfida nella sfida
venerdì, 01 aprile 2011 alle 17:31
LAROMA24.IT – C’era una volta ‘Roma-Juventus’. Favola di un duello tra due squadre, due stili, due popoli, due dottrine, probabilmente due mondi opposti. Per congiungerli, ci sono 670 chilometri da tracciare lungo una penisola di cui sono state entrambe capitale. Forse da qui parte la storia delle nemiche eterne. Perché una sfida tra giallorossi e bianconeri non potrà mai passare superficialmente, neanche quando, come oggi, le ritrovi

Finirebbe l’inchiostro per raccontare gli infiniti aneddoti di una sfida senza tempo. Basti ricordare un giocatore, di professione difensore, che iniziò col Genoa e finì con la maglia della Cairese, provincia di Savona. Non beneficiava di un ‘piede’ baciato dagli dei, né potrà mai apporre un’impronta all’entrata di un museo del football. Eppure una volta fece sobbalzare i romanisti, costretti, pochi istanti dopo, a precipitare nella posizione di partenza: l’arbitro Bergamo aveva appena annullato la rete di Turone Maurizio in un Juventus-Roma valido per lo scudetto.
Sarebbe diventato
er-go’-de-turone, neologismo tutto romano che sintetizza appieno la crucialità di una partita seconda, forse, solo al derby cittadino. Dalle vecchie guardie giallorosse fino alle nuove leve, seppur ignorando le fattezze del protagonista, sanno tutti cosa accadde quel 10 maggio 1981. Erano i tempi di Viola contro Agnelli: l’Ingegnere che sgomitava per far spazio alla Roma tra l’ancien règime del pallone nostrano, di cui era sovrana la Vecchia Signora guidata dall’Avvocato. Anni dopo toccò a Franco Sensi scontrarsi con i rappresentanti dello ‘stile Juve’. Le schermaglie tra l’ex presidente giallorosso e Moggi rimangono l’emblema della battaglia centro-nord dagli anni ’90 fino ai primi periodi del nuovo millennio. Oggi, quel testimone è stato raccolto da Totti e Del Piero. Il talento, un numero, una fascia, la fedeltà ad unirli. A metterli in contrapposizione è l’oggetto di quella lealtà: le maglie, per forza antitetiche, di Roma e Juventus.
1273 presenze, 537 gol, 6 scudetti, 3 coppa Italia, 6 supercoppa Italiana, 1 Champions League, 1 Supercoppa europea, 1 Intercontinentale (gli ultimi tre trofei alzati al cielo solo dallo juventino), 1 Coppa del Mondo vinta insieme, 2 europei Under 21, 1 scarpa d’oro, 2 golden foot, 14 Oscar del calcio, il tutto in 37 stagioni di cui quasi 23 con la fascia al braccio. Ecco i numeri al plurale della coppia: una cosa spaventosa, tuttavia non sufficiente a fotografare quel tratto che li rende specie protetta, appartenenti alla razza definita ‘bandiere’, ormai in progressiva via d’estinzione. La serie A li ha visti con una sola maglia (Alex iniziò al Padova in B), nonostante nel corso delle loro scintillanti carriere più volte hanno dovuto fare i conti con chi giurava di averli visti finiti.
Gli infortuni, le scelte di alcuni allenatori (soprattutto per il bianconero) hanno provato, con mediocri risultati, a minare i percorsi di quelli che, ad oggi, rimangono gli italiani più talentuosi in circolazione. Nell’ansia del cambiamento ci si affanna nella ricerca degli eredi. Fatiche inutili, così le ultime giornate hanno dimostrato che l’argenteria nazionale è ancora nei piedi di quei due.
Totti, solo un paio di mesi fa eletto cancro maligno della Roma di Ranieri, nel giro di qualche giornata ha rimesso tutti al proprio posto. 2 gol, inutili, al Genoa poi uno al Parma nel debutto all’Olimpico dell’ex compagno Montella. Quindi il derby prepotentemente conquistato con una doppietta, infine il bis al ‘Franchi’, ancora due gol che hanno regalato un punto ai giallorossi e gli hanno permesso di esultare anche di fronte al pubblico viola, per di più nel giorno dei 200 gol in A. L’altro, Del Piero, ha regalato i 3 punti ai suoi dopo un digiuno di 5 partite. Minuto 67’ sale in cattedra Alex: controllo nei pressi della metà campo, guida della palla per 25 metri, dribbling secco al limite dell’area, sinistro a giro, esultanza. Da registrare e spedire ai già detti procacciatori di eredi. Buona fortuna.
DEL PIERO – Seconda punta classe ’74, Alex da San Vendemiano (provincia di Treviso) ben presto è costretto a salutare il papà elettricista e la mamma casalinga. Accade nel 1987, Vittorio Scantamburlo, scout del Padova, si è fermato con la sua 126 bianca ad ammirare le prodezze infantili del giovane Pinturicchio. ‘Tre stelline’, il massimo, è la valutazione che gli riserva sul suo block notes l’osservatore biancorosso. Non passerà neanche un anno e un dirigente del club citofona a casa Del Piero, in quel paesino a 5 km da Conegliano. Il 14enne Alessandro parte e si trasferisce nel capoluogo veneto.
Le partitine con Di Livio e Albertini che nella settimana erano gli avversari nelle amichevoli con la prima squadra e nel week end si trasformavano nei protagonisti di quel Padova che di lì a poco avrebbe raggiunto la A. Farà in tempo a debuttare (maggio ’92) e a segnare il primo gol da professionista nel novembre dello stesso anno. Resterà un inedito, l’unico senza il bianco e il nero addosso. Quei colori che nell’estate successiva gli si cuciranno addosso senza mai staccarsi più. Inizia il 28 giugno del 1993 la storia del capitano con la Vecchia Signora. Curioso che esattamente 3 mesi prima (28 marzo) il suo alter ego giallorosso esordiva in A negli ultimi minuti di un Brescia-Roma.
“L’acquisto di Del Piero è stato l’ultimo regalo fatto alla Juventus” firmato Boniperti Giampiero. 182 gol in A, altri 20 nell’anno di serie B, 23 in coppa Italia, 3 in supercoppa Italiana e 54 nelle varie competizioni Uefa aiutano a comprendere la specialità di quel dono. Negli anni costruì anche il suo marchio di fabbrica: il destro a giro sul palo lontano. Tanto belli quanto inimitabili, così da diventare “i gol alla Del Piero”. Lippi il padre calcistico, Capello e Ranieri i tecnici che hanno provato a ‘gestirlo’ in virtù di quel turn over croce del calcio anni 2000. Partiva in seconda fila, finiva spesso e volentieri davanti a tutti. Come quest’anno, dove sembrava ridotto al ruolo di ornamento della rosa di Delneri, salvo poi diventarne unico appiglio quando le cose sono precipitate.
TOTTI – 2 anni più giovane del collega veneto, Francesco da Porta Metronia ha nei piedi le effigie del Grande. Fortitudo, Smith Trastevere quindi Lodigiani. Il breve passo del giovane centrocampista prima di approdare alla Roma. Nessun provino, nessuna occasione speciale per osservare le capacità del biondino. Bastano alcuni palleggi a bordo campo col cugino Angelo durante un’amichevole della propria squadra contro la Roma, da cui era stato ‘astutamente’ (credevano ) tirato fuori. Arrivò a Trigoria poco più che bambino, ne uscirà, probabilmente, quando non avrà più voglia di infilarsi neanche la giacca e cravatta, must del buon dirigente. Dal marzo ’93 in cui Boskov lo fece debuttare è passata una maturità, 18 anni, non abbastanza per afferrare l’impatto epocale della sua venuta. Spetterà ai posteri. Anche per lui, si alternano tecnici abili a intuirne le insolite doti (Mazzone, poi Zeman) e chi invece non sapeva che farsene di quel ragazzino con troppi chili e poca voglia di lavorare (diceva il luminare Bianchi Carlos). Per fortuna l’argentino fu solo una parentesi sulla panchina giallorossa. Rimase abbastanza per correre il rischio di vedere il 10 romanista con la maglia della Sampdoria. Bianchi passò, Totti cominciò a fare il Totti. Gol dopo gol, assist dopo assist, magia dopo magia porta la Roma sul tetto d’Italia nel 2001. Un sogno. La Supercoppa l’anno successivo e la scalata ai record continua. Li sottoscriverà uno dopo l’altro.
Nel frattempo, ufficialmente dal 2006 anche se le avvisaglie non mancavano, sveste i panni del trequartista (pur mantenendone gli spunti e le rifiniture) per riscoprirsi centravanti. Valanghe di gol che gli valgono una classifica dei cannonieri e la scarpa d’oro nel 2007 come miglior realizzatore europeo. Si diceva, “pallone d’oro nel raccordo anulare”. La stagione precedente si era chiusa con il bacio alla Coppa del Mondo conquistata dalla Nazionale di Lippi, insieme proprio al dirimpettaio bianconero.
Altri 40 gol tra il 2008 e il 2010, due scudetti sfiorati prima con Spalletti e lo scorso anno con Ranieri. Infine il 2010-11, in cui ha constatato qualche vizio del mondo calcistico: scarsa memoria e pressochè assente senso di riconoscenza. In più s'ignorava la cresciuta distanza del raggio d'azione di Totti dalla porta avversaria. Si scoprì mal sopportato anche da una parte, seppur in netta minoranza, di quei tifosi che aveva entusiasmato per anni. Gioca fuori ruolo, si accomoda in panchina ad ammirare la ritrovata forma fisica della scommessa già vinta in estate e quindi tornato in Brasile in inverno (tanto era già vinta...), infine entra nel recupero contro la Samp. Lesa maestà, non tanto per quel che è stato, ma per quel che è l'apporto del capitano romanista. Tutto questo incassato senza fare un fiato, forse consapevole che il campo a breve gli avrebbe dato ragione.
E proprio da quello stadio è ripartito per mostrare a tutti, ancora una volta, di essere indispensabile per la sua Roma. Stadio Marassi, sponda Genoa stavolta, la Roma si fa rimontare clamorosamente i 3 gol di vantaggio. Totti regala due assist e segna un gol. A fine partita Ranieri saluterà, lasciando la panchina a Montella. Si diceva “Totti farà la formazione”. Al debutto, nel recupero contro il Bologna, rimane in panchina per quasi tutta la gara. Titolare contro il Parma, va in gol su rigore. Poi Lecce (dov’era squalificato) e Donetsk senza mettere piede in campo. C’è il derby, dove “speriamo giochi Totti, tanto non incide mai”. Sapete come è andata a finire. Ecco Firenze, lì non ha mai segnato. Subito serviti, doppietta e muro dei 200 gol prima raggiunto poi abbattuto entrando nel club riservato a pochi eletti: 4 sono icone del calcio che fu (da Piola ad Altafini, passando per Nordahl e Meazza), l’altro è Baggio. Ora c’è anche quel 'vecchietto' di Totti.
L'Olimpico li farà rincontrare domenica. Totti e Del Piero, uno fianco all'altro saliranno le scalette che conducono al terreno di gioco, fascia al braccio e 10 sulle spalle come accade da una vita. Alex ritroverà la Roma, uno dei suoi bersagli preferiti avendo esultato 10 volte contro i giallorossi. Francesco sorriderà vedendo Buffon, il portiere che ha infilzato di più nella sua carriera. Ben 9 i centri del 34enne romanista contro il portiere della Nazionale che l’anno prossimo, stando alle insistenti voci di mercato, potrebbe coprirgli le spalle. Altro ‘vecchietto’ frettolosamente bollato come finito. Aspiranti eredi mettersi in fila, il meglio del calcio passa ancora dai piedi di quei due.
STATISTICHE A CONFRONTO

Totti Del Piero
Data di nascita: 27-9-1976 9-11-1974
Altezza: 180 cm 174 cm
Peso: 79 kg 73 kg
Nazionalità: Italiana Italiana
Presenze in A: 466 449
Gol in A: 201 182
Mirko Bussi

APPENA ARRIVATO

easy parking pubblicita

Lunga Sosta Easy Parking: il parcheggio ufficiale di Aeroporti di Roma, comodo e vantaggioso per chi vola da Fiumicino

mar 12, 18:24

All’aeroporto di Roma Fiumicino, il Parcheggio Lunga Sosta Easy Parking di Aeroporti di Roma rappresenta la soluzione migliore per chi cerca comodità e convenienza, offrendo due alternative pensate pe...

nusa

Calciomercato Roma, contatti diretti con Nusa: c'è anche El Mala

lug 22, 23:18

Secondo le informazioni riportate dal giornalista ci sarebbero stati dei contatti diretti tra la Roma e l'esterno offensivo del Lipsia Nusa.  Ma non solo, rimane vivo anche l'interesse per El Mala, cl...

92a3a7704f35a85b911f29df893f78af-1024x683

Calciomercato Roma, si valuta Castro del Bologna. Sullo sfondo anche Pellegrino

lug 22, 23:06

Un attaccante. Non solo Tresoldi. E, secondo le informazioni riportate dal giornalista sul taccuino di D'Amico ci sarebbe anche Castro del Bologna. Sullo sfondo piace pure il profilo di Pellegrino, at...

Screenshot_22-7-2026_223937_www.instagram.com

Totti e gli auguri alla Roma: "Per sempre"

lug 22, 22:39

Anche il capitano, anche Francesco Totti, con una storia apparso sui suoi profili social, ha voluto fare gli auguri alla Roma: 99 anni di storia. Il Re è solo uno.  Con Venditti in sottofondo, Totti è...

Foto

Loading