De Rossi, leader oltre la sconfitta: "Sarebbe una macchia"

La penna degli Altri
di zzz
giovedì, 09 novembre 2017 alle 13:04
de rossi conf stampa italia
IL MESSAGGERO (U. TRANI) - «Mai giocata una partita così». Sarà, domani sera, la sua numero 117 in azzurro. De Rossi salirà al 4° posto, dietro agli altri senatori d'Italia, a Buffon che arriverà, proprio alla Friends Arena di Solna a 174, e agli ex Cannavaro, il capitano del trionfo di Berlino che si è fermato a 136 e a Maldini che ha raggiunto quota 126. Daniele, però, non fa riferimento a se stesso e al suo nuovo traguardo in nazionale. «Ho vissuto quarti, semifinali e finali con questa maglia. Pure qualche ottavo con la Roma in Champions, passato con grandi performance. E, anche quando abbiamo perso, siamo usciti dal campo sapendo di essere stati comunque bravi ad arrivare fin lì. Stavolta no, è il mio primo spareggio. E non si può sbagliare. Perché la sconfitta sarebbe dolorosa». Si ferma e aggiunge: «Diventerebbe una macchia nel nostro curriculum». Parla di se stesso, ma si riferisce anche agli altri big. Quel «timbro», come lo chiama lui, diventerebbe insopportabile».
TRACCIA RICONOSCIBILE - «Ma sarà sempre la stessa Italia» avverte De Rossi. Come a dire che nessuno si dovrà aspettare effetti speciali in campo. «E non è questione di sangue e sudore. Se questa sfida si dovesse trasformare in una lotta o in una guerra, allora in nazionale potrebbe giocare chiunque. Furore e rabbia servono, come la corsa. Ma sarà fondamentale la lucidità. Noi ci fidiamo di Ventura. Vedrete che la preparerà come le altre gare. Poi è chiaro, sarà differente da un'amichevole o da una gara contro il Liechtenstein». Il 3-5-2 e la vecchia guardia, cioè Ventura che riparte da Conte. «Ma anche la Svezia è quella dell'Europeo. Senza Ibra, però. E per noi è un vantaggio. Non lo vorrei contro nemmeno quarantenne e con una gamba rotta. In sedici mesi una nazionale non si può stravolgere. Il ricambio generale c'è stato, ma noi più anziani non ci siamo mai sentiti scaricati o abbandonati. Non basta, però, solo l'esperienza. Perché a me, quando giocai la finale del mondiale in Germania, non tremarono certo le gambe. E avevo 23 anni. C'è consapevolezza di essere forti, ma anche un po' di paura perché sappiamo che sarebbe brutto non qualificarci. Ci tengo io e sarebbe il terzo, figuriamoci gli svedesi. Noi, comunque, dobbiamo andare al mondiale». Fa un appello: «Bisogna stare vicini all'Italia. Mi auguro che il pubblico di San Siro ci dia una grossa mano. Ma non dobbiamo chiedere alla gente di avere fiducia. Dobbiamo essere noi ad averne, dentro lo spogliatoio».
ANCORA MIGLIOR MARCATORE - Daniele è il capocannoniere del gruppo di Ventura: 21 reti. «Quando ho cambiato posizione in campo, arretrando, pensavo di non segnare più. Prima, da mezzala pura, riuscivo a farne anche dodici-tredici, tra campionato, coppe e nazionali. L'esperienza però mi ha migliorato sulle palle inattive. E non mi sono fermato, sfruttando rigori, punizioni e qualche colpo di testa».

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