Roma, è ora di vincere

La penna degli Altri
mercoledì, 27 settembre 2017 alle 13:40
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IL TEMPO (A. AUSTINI) - Il viaggio più lungo della storia per invertire la rotta. La Roma nella lontanissima Baku contro il Qarabag cerca una vittoria fuori casa che in Champions manca addirittura dal 2010. Serve per l’autostima, la classifica del girone, i soldi (in palio un milione e mezzo di euro) e il prestigio. Mai i giallorossi avevano coperto una distanza simile in una sfida ufficiale: 4.455 chilometri in linea d’aria separano Roma dalla capitale azera, quattro ore e mezza di volo affrontato ieri dalla squadra e due di fuso orario a cui adeguarsi, che fanno anticipare il fischio d’inizio alle 18 italiane. Fino al blitz sul Mar Caspio – si legge sul match program del club – il record di trasferta più lontana spettava a Tromsoe in Norvegia, dove la Roma giocò in Coppa Uefa il 20 ottobre 2005, vincendo 2-1. Col Qarabag sarà anche la prima sfida in assoluto contro una squadra dell’Azerbaigian, contro cui sia l’Inter (0-0) che la Fiorentina (vittoria sofferta 2-1) hanno già faticato in Europa League. Stavolta l’atmosfera nell’Olimpico di Baku da 70mila posti sarà ancora più calda, è il debutto casalingo del Qarabag in Champions dopo il tonfo di Londra, un giorno storico per il club di Agdam costretto a traslocare nella capitale visto che la sua città è stata rasa al suolo. Di Francesco fiuta il pericolo e avvisa: «
Bisogna avere grandissimo rispetto per i nostri avversari – dice nella sala stampa dello stadio dove la squadra arriva in ritardo causa traffico – vi assicuro che non sarà una partita facile». La figuraccia di Borisov del 2015 deve insegnare molto, lì la Roma sbagliò completamente l’approccio, cosa che con Di Francesco finora non è mai successa. «Abbiamo un livello tecnico superiore a loro – spiega l’allenatore – ma bisogna mettere in campo determinate caratteristiche: essere determinati e cattivi, altrimenti tutte le gare diventano toste». Anche stasera potrebbe sostituire cinque interpreti rispetto all’ultimo match con l’Udinese, una sorta di turnover «scientifico» che sta dando i suoi frutti. «Non so quando ne cambio 5 o 6, non me ne rendo conto. C’è una logica nel non stravolgere del tutto la squadra. Ovviamente ci sono dei giocatori che hanno uno spessore e un’esperienza rispetto agli altri, ma c’è necessità di far giocare tutti». Tra le rotazioni sta emergendo El Shaarawy, frenato a inizio stagione dai problemi alla schiena e ora di nuovo in palla. «Ha dovuto fare un percorso e nell’ultimo periodo l’ho visto veramente bene. Il suo è un ruolo molto dispendioso e per questo spesso vedete degli esterni diversi. Lui è uno dei titolari e interpreta al meglio il mio gioco». Si parla tanto di serie A «non allenante» per la Champions, Di Francesco respinge il teorema. «Non condivido, anche negli altri campionati ci sono squadre che non riescono a competere con le grandi, esiste questo divario. Noi dobbiamo alzare il ritmo e stiamo crescendo: non penso sia questo il motivo per cui facciamo fatica in Europa». Accanto al tecnico per la prima volta da quando veste giallorosso si presenta Juan Jesus, l’unico in rosa ad aver già affrontato il Qarabag ai tempi dell’Inter. «A San Siro è stato difficile, abbiamo fatto gol subito poi abbiamo chiuso la partita nel secondo tempo. Spero che stavolta sarà una gara diversa, ma loro sono cresciuti tantissimo». Oggi torna titolare al posto di Fazio, i tentennamenti dell’inizio li ha messi da parte a suon di prestazioni convincenti. «Sto dimostrando il mio valore ma era così anche a Milano: la gente ti giudica solo per l’ultima partita giocata. Più difficile per noi con la difesa alta? No, semplicemente siamo più corti e questo ci dà forza
». A patto di ricordarsi sempre, e tutti, cosa vuole Di Francesco.

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