La Roma e l’attacco «double face»

La penna degli Altri
martedì, 01 marzo 2016 alle 13:29
perotti esultanza sguardo al cielo
Come riporta il quotidiano avere un centravanti come Dzeko non è possedere un Piano B, ma poter contare su una soluzione tattica con gli stessi quarti di nobiltà di quella assicurata dal «falso nove». Di sicuro, però, i movimenti della squadra cambiano parecchio. Con Perotti la palla deve correre rasoterra perché gli attaccanti deputati ad affiancarlo (in prima istanza Salah ed El Shaarawy) non hanno fisico da cestisti Nba. Così l’argentino è chiamato ad arretrare per venire a cercarsi la palla, scambiandosi di posizione con Pjanic, che così può salire partendo da dietro ed essere così più imprevedibile. Nel caso che la squadra avversaria pressasse alto, al netto dell’ottimo palleggio giallorosso, a cercare la profondità dietro la difesa rivale toccherebbe appunto a Salah ed El Shaarawy, che così allungherebbe i dirimpettai, creando quegli spazi utili agli inserimenti dei centrocampisti o appunto, dei «falsi nove». Discorso diverso se invece tocca a Dzeko essere titolare. Premesso che il bosniaco e l’argentino possono giocare insieme, magari sacrificando uno tra Salah ed El Shaarawy (più probabile), in questo caso tocca al centravanti classico assumere l’onere di sopportare il peso dell’attacco. Vero che Edin sa fare movimento, arretrare e mandare in porta i compagni (movimento classico: palla del centrocampista su di lui che la scarica dietro mentre un altro attaccante si proietta nello spazio – creatosi dal fatto che il difensore segue il centravanti – per ricevere il lancio lungo del compagno), ma uno come lui è utile anche per tre altre ragioni: sa ricevere i lanci per «spizzare» la palla di testa dando la profondità a coloro che seguono l’azione, sa colpire di testa i cross che gli arrivano dalla fascia, sa tenere palla per far respirare la difesa quando serve. Insomma, occhio a dare per morto Dzeko nel progetto tattico di Spalletti, anche se il fascino del «falso nove» cresce. Con una importante postilla a cura dello stesso Perotti: «Devo segnare di più». Proprio vero. Perché la seconda vita di Totti centravanti è stata nel segno dei gol a raffica, così tanti da arrivare a vincere addirittura la Scarpa d’Oro nel 2007.
(gasport)

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