La parabola di Florenzi: 55 metri per fare la storia

La penna degli Altri
venerdì, 18 settembre 2015 alle 11:50
florenzi sfondo tifosi braccia larghe1
GASPORT (M. CECCHINI) - Ammettiamolo, le iperboli dei giornali a volte lasciano il tempo che trovano. Perciò, più che le esclamazioni che tutti i media del mondo hanno messo in fila, a dare il senso compiuto dell’impresa compiuta da Alessandro Florenzi sono stati due nazionali danesi in forza del Fc Copenaghen: Kasper Kusk e Peter Ankersen. I due calciatori hanno postato un video diventato virale, in cui si sfidano al «Florenzi Challenge». Ovvero: provare più volte a ripetere il tiro del terzino della Roma dalla stessa posizione di campo cercando di fare gol in una porta vuota. Per la cronaca (pur con risultati modesti) ha vinto Ankersen, ma proprio l’apprezzamento straordinario degli addetti ai lavori ha dato il senso dell’impresa del giallorosso, capace di segnare da oltre 55 metri facendo ricordare le prodezze di Pelè, Maradona e di tutto il santuario di miti che il calcio venera. Strana parabola per un ragazzo che grazie al fiuto di Conti e Stramaccioni fu salvato dal taglio e poi «riacquistato» dal Crotone dopo che il diritto di riscatto era stato dato (ed esercitato) dal club calabrese.
PALLOTTA BENEDICE - Ma i tempi cambiano, e così quello che sembrava destinato a essere un semplice cameriere nel bar di famiglia è diventato una stella. Proprio il rimbalzo mediatico della prodezza ha regalato a Florenzi uno dei risvegli più dolci della sua vita, dopo una notte passata a festeggiare con famiglia e amici in un ristorante dei Parioli. I complimenti e la commozione di Nonna Aurora – ormai la più celebre del mondo del pallone (le parole «nonna» e «magia» sul web ieri sono state le più accostate a Florenzi) – sono arrivati subito a destinazione, così come le congratulazioni e le prese in giro dei compagni, che gli hanno chiesto almeno di pagare una cena a tutta la squadra, magari proprio il Cenone di Capodanno che in genere passano tutti insieme con le famiglie. I social, poi, hanno riversato gli applausi virtuali di tanti colleghi. Fra i più centrati quello di Destro che gli ha scritto: «
Del tuo gol si parlerà anche fra cinquant’anni». Non abbiamo dubbi, così come ci aspettavamo gli applausi dei politici. Il più «sorprendente» quello di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, che trova del buono anche in «Roma ladrona». Ovviamente, pure Pallotta si è fatto vivo, emozionato sia per la partita, sia per la rete «bellissima».
«SoNO NELLA STORIA» - Da uomo copertina, ieri Florenzi è tornato sulla sua impresa: «La standing ovation mi ha fatto emozionare – ha detto a Roma Radio –. Piano piano ho cominciato a capire di avere segnato uno dei gol più belli della storia della Champions. Prima volevo servire Dzeko, ma poi ho visto il portiere fuori, ci ho provato ed è andata bene. Solo quando ho visto che ter Stegen correva ho creduto che la palla potesse entrare». Nel suo nuovo ruolo di terzino si sente sempre più sicuro. «Abbiamo fermato l’attacco più forte del mondo. Per ciò che mi riguarda, devo ringraziare anche Balzaretti che mi ha aiutato molto a migliorare la fase difensiva, ma ciò che conta è continuare così tutti insieme. Possiamo stare al tavolo dei grandi. Domenica potremmo avere un po’ di euforia all’inizio per il risultato col Barcellona, ma occhio a sottovalutare Sassuolo e Sampdoria». Una stella fin troppo coi piedi per terra? Questione di educazione. Sentite mamma Luciana e papà Luigi. «Alessandro è un cuore di mamma, e basta. Per me resta lo stesso di sempre», dice la signora Florenzi a Mediaset. E suo marito aggiunge: «Ci ha fatto sognare, è stata una cosa meravigliosa. Non ho parole, tutto credevo fuorché uscisse una cosa del genere… Mi avevano dato per morto, perché al gol mi sono cascati gli occhiali e mi ero chinato per raccoglierli. Tutti invece mi sono venuti attorno dicendo: “Oddio Gigi si sente male”». Non era vero, per fortuna, ma il monito non manca. «Lui non cambierà. È un ragazzo umile, anche perché come si alza di un palmo da terra sono io il primo a tagliarli la capoccia. Il complimento che gli faccio sempre è: “Somaro”
». Un somaro che ha dimostrato al mondo che a Roma gli asini (o presunti tali) hanno imparato a volare.

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