Bandiere d’Italia. Sventola solo Totti

La penna degli Altri
martedì, 28 luglio 2015 alle 13:24
totti profilo1
IL TEMPO (M. CICCOGNANI) - Chiamatelo romanticismo, l’amore assoluto, quello che non si discute. Perchè le bandiere, il simbolo di quello che i calciatori sono stati nella loro vita, e in alcuni casi ancora sono, non sfioriranno mai. Colori e passione, l’anima di un pallone che fu. Una sola maglia, un solo amore. Ti guardi intorno e scopri che certi valori al mondo d’oggi non esistono più.
Una volta, il pallone racconta che era una storia diversa. Come quella di Giacomo Bulgarelli, anima e cuore del grande Bologna. Lo chiamavano l’onorevole, ribattezzato così dal super tifoso Gino Villani. Regista e faro di quella squadra che all’Olimpico di Roma nel ’64 conquistò uno storico scudetto nello spareggio contro l’Inter. Tecnica sopraffina, uomo vero, leale, amato da tutti. Uomini veri e bandiere, il calcio di una volta ne è pieno. Oggi lo chiamano esterno basso di difesa, una volta semplicemente terzino. Giacinto Facchetti fu l’apripista di una nuova generazione. Bello e bravo, capitano dell’Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera, gentile ma in campo un fulmine. Una corsa elegante, la fascia mancina coperta da piedi felpati che sapevano dare del tu al pallone. Lo chiamavano gentleman per la sua signorilità, pulito, elegante negli interventi, ma guai a farlo arrabbiare anche se non è mai stato cattivo. Massimo Moratti gli fece ricoprire anche la carica di presidente prima di scomparire nel settembre del 2006. Pochi mesi e quel tumore se lo portò via segnando anche tutto il mondo del calcio.
Ancora Inter perché i grandi della sua storia, non li ha mai lasciati andar via. Come Sandro Mazzola. Al cuore non si comanda e il figlio del grande Valentino, scelse il nerazzurro: vinse tutto con la grande Inter: 116 gol in 420 partite giocate, quattro scudetti e due coppe dei campioni con l’amarezza che non ha saputo cancellare della stagione 1965/66. In pochi giorni perse lo scudetto (Inter sconfitta a Mantova da un gol beffardo di Beniamino Di Giacomo che ingannò Giuliano Sarti) e la finale di Coppa Campioni di Lisbona contro il Celtic dopo il vantaggio firmato proprio da Sandro. Ancora oggi non riesce a darsi pace.
Paolo Maldini invece è stato il Milan, al pari di Franco Baresi dal quale ha raccolto l’eredità. Entrambi hanno vestito solo il rossonero, con Baresi scartato dai cugini dell’Inter prima di dare vita a una escalation di successi. Per Paolo un addio invece al veleno, gli attacchi della curva e la parita d’addio che si trasformò in incubo con moglie, figli e papà Cesare attoniti in tribuna. Messi in un angolo 25 anni di storia e d’amore per la maglia. Ma c’è anche chi ha dovuto ingoiare bile per un addio che non voleva. Come Alessandro Nesta. Dall’84, quando aveva appena otto anni, cominciò ad innamorarsi di quei colori, di quell’aquila portata con orgoglio sul petto. Alessandro era ed è laziale. Vinse tutto nell’epoca Cragnotti, alzò cinque trofei ma all’improvviso dalla sera alla mattina, si ritrovò insieme a Crespo ceduto. Sul finire dell’estate 2002 finì al Milan perchè la Lazio doveva fare cassa. Un libro dei ricordi che Alessandro vorrebbe dimenticare. Perchè è laziale.
Ma la storia racconta di epiloghi amari, come quello di Alessandro Del Piero, juventino vero, che l’Avvocato ribattezzò Pinturicchio definendolo l’erede di Roberto Baggio che per Gianni Agnelli era Raffaello. Scoperto da un sacerdote nel campo parrocchiale di Saccon, che lo suggerì al Padova. Era già troppo bravo e nell’84 approdò alla Juve: 19 anni, per 11 stagioni capitano, la storia di un grande amore, campione del Mondo a Berlino. Lasciò Torino a fine 2012 per emigrare al Sydney e poi in India. Cuore bianconero, capace nel 2006 dopo lo scandalo Calciopoli, di tenere unito il gruppo Juve in serie B. Nessuna riconoscenza, non solo per il campione, ma neppure per l’uomo, per il simbolo della juventinità nel mondo per così tanti anni. Anche Gerrard ha lasciato Anfield Road, il suo Liverpool dopo quasi vent’anni di straordinaria militanza: è lui l’ultimo di una lunga serie di bandiere ammainate.
Infine, ecco la vera bandiera. Parafrasando Mario Ferretti, un uomo solo al comando, la sua maglia è giallorossa, il suo nome Francesco Totti. Ventiquattro anni di giallorosso, lui è la Roma. Poteva partire anni fa, lo voleva mezzo mondo con in testa lo stellare Real Madrid, ma lui ha scelto col cuore. E ha scelto Roma, di cui è diventato una leggenda. E anche gli americani non mi sono mai sognati di metterlo da parte. Mai. Perché una bandiera è per sempre.

APPENA ARRIVATO

easy parking pubblicita

Lunga Sosta Easy Parking: il parcheggio ufficiale di Aeroporti di Roma, comodo e vantaggioso per chi vola da Fiumicino

mar 12, 18:24

All’aeroporto di Roma Fiumicino, il Parcheggio Lunga Sosta Easy Parking di Aeroporti di Roma rappresenta la soluzione migliore per chi cerca comodità e convenienza, offrendo due alternative pensate pe...

stadio-pietralata-dallalto

UEFA EURO 2032: acquisita la documentazione da parte di 13 città con 16 stadi, si avvia l’analisi tecnica

ago 01, 10:23

È andato fino in fondo l'iter per la presentazione dei documenti da parte delle sedi interessate a ospitare UEFA EURO 2032. Ben 13 città, tra cui Roma, per un totale di 16 stadi, hanno presentato la l...

news della giornata gasperini pellegrini 1250x833 1

Rinnovo Pellegrini: colloquio Gasp-Ryan Friedkin, il tecnico si augura di avere presto il 7 a disposizione

ago 01, 10:07

Gasperini si augura di riavere presto Lorenzo Pellegrini a disposizione. Come si legge su Il Messaggero di oggi, infatti, la resistenza dei Friedkin al rinnovo del numero 7 (inizialmente avevano propo...

WhatsApp Image 2026-07-31 at 21.45.23

Ritiro Roma: sgambata alle 10:30, alle 13:10 la partenza per lo stadio. Domani allenamento aperto

ago 01, 9:58

Il ritiro della Roma è pronto a entrare nel vivo. Alle 10:30 di questa mattina i giallorossi saranno in campo per una sgambata, si tratterà di un allenamento chiuso, poi alle 13:10 la partenza per lo...

Foto

Loading