E adesso Pallotta deve «salvare» il suo stadio

La penna degli Altri
mercoledì, 20 agosto 2014 alle 9:33
stadio roma progetto vista da lontano
GASPORT (A. CATAPANO) - La notizia non è tanto il rinvio al 3 settembre del verdetto comunale, che pure racconta di un andamento piuttosto lento dei tecnici di Luca Parnasi, quanto il blitz newyorchese, preparato in fretta e furia, di Ignazio Marino e Giovanni Caudo. Sindaco e assessore all’Urbanistica venerdì alle 17 italiane incontreranno James Pallotta negli uffici della Raptor. Poi, Marino proseguirà per Philadelfia, mentre Caudo tornerà subito a Roma. E questo già basterebbe a spiegare l’importanza del meeting e la delicatezza del momento.
Solo lui Al netto del passaggio poco più che formale di ieri– a otto giorni dalla richiesta il Comune ha ricevuto l’aggiornamento che dovrebbe aggirare il vincolo ambientale sulla Tenuta dei Massimi e nelle prossime ore lo valuterà con Regione e Anas –, intorno allo stadio della Roma si registra una nuova ondata di scetticismo. Stavolta più preoccupante, perché arriva a pochi giorni dal verdetto del Campidoglio e dopo le rassicurazioni di Luca Parnasi che, a questo punto erroneamente, si erano ritenute sufficienti. Il costruttore non è riuscito a convincere il Comune oppure non può o non vuole concedere tutte le garanzie – «peraltro minime», sussurrano dal Campidoglio – che gli sono state richieste. Fatto sta che ora Marino e Caudo sono costretti a rivolgersi a James Pallotta, che dall’inizio di questa storia ritengono un interlocutore affidabile.
Servono soldi Al presidente della Roma, la cui parte di responsabilità del progetto stadio non è stata mai contestata, sindaco e assessore ripeteranno il discorso fatto qualche giorno fa a Parnasi: il progetto così non va e senza alcune rassicurazioni non possiamo concedergli il bollino di pubblica utilità (necessario a sfruttare i benefici di legge), neppure se vincolato a certe condizioni. Marino si è speso molto per il nuovo stadio della Roma e non vuole rischiare di rimetterci la faccia, perciò ha bisogno che Pallotta si impegni in prima persona ad aumentare gli investimenti destinati alle infrastrutture, in particolare al trasporto su ferro, così da far calare il milione di metri cubi concessi per «compensazione » a Parnasi. Al Comune non bastano i 10 milioni ipotizzati nel progetto per il prolungamento della metro B a Tor di Valle. Ne servono almeno 50 per congiungere la metro alle stazioni Magliana o Muratella del treno per Fiumicino, il minimo, appunto, perché si possa concedere all’opera la pubblica utilità.
Chi li metterà? Pallotta dovrà fare uno sforzo ulteriore e, ancora una volta, richiamare all’ordine il socio Parnasi. «Già – commentano dal Campidoglio –, vogliamo vederci chiaro ed evitare fraintendimenti »

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