IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Il
duetto del gol della Roma è formato da un ragazzo nato a Ascoli e cresciuto ad Appiano Gentile e un altro che ha cominciato a giocare a pallone ad Anyama, Costa d’Avorio, e che ha trovato l’America nel nord della Francia, a Lille. Una strana coppia perché in pochi avevano ipotizzato che
Mattia Destro e Gervinho, è di loro che stiamo parlando, potessero diventare così complementari. E funzionali al progetto di gioco di
Rudi Garcia. I due hanno iniziato a stare l’uno al fianco dell’altro, e all’inizio neppure in maniera costante, soltanto nel dicembre dello scorso anno, Roma-Fiorentina, ed è subito scoccata la scintilla: assist di Gervinho e gol di Destro, al rientro in campo dopo il lungo stop legato all’infortunio al ginocchio. Da quella domenica, Mattia («Lui e Immobile sono uno spot per il futuro», ha sentenziato ieri Prandelli) è andato a segno altre otto volte, è diventato il miglior cannoniere della squadra e in altre quattro occasioni ha fatto centro con l’assistenza di Gervinho: contro il Torino l’altra sera, e prima ancora in
Roma-Livorno, in Roma-Sampdoria e in Roma-Udinese. È vero, Gervinho è il miglior assist-man della Roma con nove passaggi decisivi, ma il feeling che c’è tra i due, un’intesa naturale, spontanea, non può non essere sottolineata. Basti pensare che, per dirne un’altra, Totti («Porte aperte per lui e Cassano», ha aggiunto Prandelli) ha già al suo attivo 8 assist, ma il capitano non è ancora riuscito a far segnare Destro. Martedì sera, Francesco nel primo tempo ha offerto a Mattia una palla invitantissima ma Padelli, il portiere granata, ha compiuto un mezzo miracolo sulla girata acrobatica da due passi dell’ascolano.