Roma prigioniera

La penna degli Altri
lunedì, 07 maggio 2012 alle 9:36
IL MESSAGGERO (U. TRANI) - Il mistero non si risolve e forse bisognerà aspettare davvero altri sette giorni. Ma non si capisce perché la Roma resti a guardare. Lasciando che sia l’allenatore, sotto contratto per un altro anno, a decidere il suo destino. Anche se probabilmente qualcosa, in privato, Luis Enrique ha già detto a Baldini e a Sabatini

I prossimi giorni diventano comunque decisivi. Al momento votano (quasi) tutti per la conferma, come se volessero convincere il Grande Indeciso. A cominciare dal direttore generale Franco Baldini che ha avuto carta bianca da James Pallotta, socio forte del consorzio Usa, e dai suoi partner bostoniani. Oltre a difenderlo a oltranza, il dg offrì a Lucho, ad inizio dicembre e dopo Fiorentina-Roma (la sconfitta più pesante, sino a quel momento: 3 a 0 al Franchi), il prolungamento del contratto di altri due anni. Ma l’appoggio più sincero, ormai plateale, esce soprattutto dall’interno dello spogliatoio di Trigoria: Totti, anche sabato sera sul prato dell’Olimpico, e De Rossi, in più di un’occasione, si sono schierati al suo fianco. Quindi capitano e vice a nome del gruppo. Solo nel finale di stagione Lucho è stato scaricato dalla gens giallorossa, anche da quei tifosi che gli soffiarono il vento in poppa con lo striscione «Mai schiavi del risultato». Ma loro, i sostenitori più fedeli che ci siano (definizione dell’asturiano), si sono limitati ai fischi. Per i fiaschi dell’annata. Quindi contestazione civilissima. Da teatro più che da stadio.
Il ds Sabatini, più concreto e realista che mai, è l’unico a gettarsi nel labirinto. Per intervenire.
«L’allenatore sta valutando la sua posizione nei confronti del gruppo, per stabilire se la sua presenza possa essere negativa nella prossima stagione». E qui entrano in ballo le cifre che Luis Enrique sta analizzando. La Roma ha chiuso il girone d’andata con 31 punti, se ne avesse fatti altrettanti al ritorno sarebbe stata in lotta per il terzo posto fino all’ultima giornata. Invece di punti, nella seconda metà del campionato, ne ha raccolti 22. Dunque, nonostante il lavoro quotidiano, Lucho ha preso atto di un rendimento decrescente. Fatica, e tanta, sprecata durante gli allenamenti, per cambiare le abitudini dei giocatori. Senza, però, ottenere niente. Per questo Sabatini è attivo già da qualche settimana. Per non farsi infilare in contropiede dall’asturiano. «La prima scelta rimane Luis Enrique, ma noi siamo sempre in movimento. Villas Boas è un grande nome, libero». Se fosse per lui punterebbe su un italiano. Montella, Allegri e Prandelli sono nomi credibili e spendibili. Il consorzio Usa, in questo senso, è d’accordo con il ds: il progetto esiste anche senza Lucho. Lo pensano il presidente DiBenedetto, il suo vice Tacopina e soprattutto Mark Pannes che qui rappresenta Pallotta.
La società giallorossa resta però appesa a Luis Enrique. Che nella capitale dice di essersi ambientato alla grande e dove domani festeggerà i suoi 42 anni. «Anche la mia famiglia qui sta benissimo»
ha chiarito in tv per evitare malintesi. La partecipazione all’Europa League, per sua ammissione, lo avrebbe aiutato nella decisione che comunicherà alla Roma dopo Cesena-Roma del 13 maggio. L’interrogativo che sfianca l’asturiano è da tempo lo stesso. Se ce la fa a reggere la pressione di una grande piazza come Roma che ha avuto una grandissima pazienza (lui, incredibilmente, non se ne accorge). Nella sua ultima notte (solo della stagione?) all’Olimpico lo ha ammesso in pubblico, senza chiarire se sarà addio o arrivederci: «E’ questa la domanda che mi faccio. Se sono stato qui quest’anno, è perché pensavo così. Sono molto soddisfatto di aver vissuto questa esperienza fino adesso. È un lavoro appassionante che mi dà un piacere incredibile. Ci sono cose che non sono più belle, ma non mi lamento, perché per fortuna posso lavorare facendone una di quelle che più mi piace. Non è questo il discorso. È quello di essere onesto con me stesso, con chi mi ha preso e con quelli che rappresento come allenatore della Roma. Niente di più, niente di strano. Sono la stessa persona di inizio stagione, la penso nello stesso modo».

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