Luis Enrique: ''Abbiamo quello che meritiamo. A Bologna con la stessa voglia''

La penna degli Altri
martedì, 20 dicembre 2011 alle 15:07
REPUBBLICA.IT (M. PINCI) - Più del clima di Natale, sono i risultati recenti a restituire a Luis Enrique serenità e sfrontatezza. Dopo il ritorno al successo contro il Napoli, seguito al convincente pareggio dell'Olimpico con la Juventus, l
"A BOLOGNA CON LA STESSA AMBIZIONE" - Natale, tempo di bilanci. Non per Luis Enrique, però, che rimanda ogni valutazione sul lavoro svolto a Roma a quando la temperatura sarà più mite dei zero gradi che attendono domani la Roma sul campo del Dall'Ara: "Adesso siamo lontani da dove possiamo essere - la speranza del tecnico - ma dopo tante partite non ci sono ingiustizie, abbiamo quello che meritiamo. A 10 giornate dalla fine vedremo dove saremo e cosa abbiamo fatto". Momentaneamente, però, la priorità è esclusivamente quella di non perdere la trama della continuità iniziata a tessere nelle ultime due settimane. Con un obiettivo particolare, che Luis ripete quasi ossessivamente: "Dobbiamo continuare a fare quello che stiamo facendo: attaccando insieme e difendendo tutti insieme. Senza quell'equilibrio visto con Juventus e Napoli è impossibile vincere le partite". La differenza, però, la fanno spesso anche i nomi dei competitor: "Avere motivazioni contro Napoli e Juventus è normale, ma alla fine ogni partita vale lo stesso 3 punti. Non sono di meno col Bologna, dove dovremo avere la stessa ambizione. Ma motivazione o fiducia te la danno i risultati. Se hai vinto a Napoli, perché non puoi vincere a Bologna?". Non parlategli però di traguardi: "Qui succede ogni giorno qualcosa, un litigio, una dichiarazione. Io non ho traguardi, continuo giorno per giorno. Certo, mi piacerebbe salire velocissimo la classifica, ma non penso a quello. E non temo appagamento".
"NON SONO CAMBIATO" - Ma la componente fisica non è l'unica preoccupazione lasciata in dote dal successo del San Paolo: "Abbiamo vinto a Napoli ma con una grande fortuna - spiega l'allenatore romanista - mi è piaciuto l'atteggiamento, ma voglio giocare sempre come nella prima parte della gara". E a chi ha parlato di italianizzazione, Luis risponde chiaro: "Io la penso come il primo giorno, vorrei sempre avere il possesso palla. Se poi ti fanno pressing contrario, si può sempre fare un gioco più rapido per arrivare alla porta avversaria". Eppure, quella partita ha anche regalato un'apertura di credito pressoché illimitata da parte di Totti al suo tecnico. Che si schernisce: "Io la dedica la faccio ai tifosi, che sono quelli che portano il loro amore alla squadra e il tifo fedele. Ho un rapporto molto buono con tutti i calciatori e anche con il capitano. Se ci sono situazioni particolari parliamo e chiariamo, ma sono io che devo portare la nave". Anche di fronte a qualche atteggiamento sopra le righe, seppur da parte di giocatori decisivi come Osvaldo: "È normale avere anche qualche giocatore più fumantino, l'importante è sapere dove siamo e cosa vogliamo fare. L'importante è il rispetto di due tre regole fondamentali. Dopo di questo, viene il rendimento sportivo, e noi Osvaldo lo abbiamo preso per questo, come per il suo carattere e la sua personalità vincente". La stessa che trova nel mental coach Llorente, espulso a Napoli dopo qualche protesta di troppo: "Cavolate, è uno della curva Sud vicino a noi e una figura chiave dello staff".
"LAMELA E TRE PUNTE", BORRIELLO ADDIO - Vincente, come l'impiego di Lamela, forse la vera sorpresa in positivo delle ultime due gare: "Ha 19 anni e tantissima fame. Può giocare in ogni ruolo, trequartista è un ruolo ottimo per lui, ma può giocare anche punta o interno a centrocampo". Già, perché quella che ha in mente Luis è una Roma dai piedi buoni e aggressiva in tutti i reparti: "Mi piacerebbe giocare con Lamela a centrocampo e tre attaccanti", confessa, sognando la Roma dei giovani. Intanto, si gode i senatori ritrovati: "La qualità di Juan non la scopro io, Taddei ha atteso da professionista il suo momento allenandosi come un matto, Simplicio è un esempio per tutti e non pensavo fosse così forte". Discorso diverso per Borriello, tentato dal Tottenham ma richiesto con forza dalla Juventus (prestito fino a giugno e riscatto a 10-12 milioni). "Decide la società - giura Luis - il mio lavoro è ottenere il massimo rendimento dalla squadra e Marco sta facendo il suo lavoro. Ai rinforzi pensa la società, questa è una squadra troppo ampia, io preferisco lavorare con meno giocatori". Un diplomatico arrivederci.

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